Nei giorni scorsi è stata emessa una delle prime sentenze sulla corretta applicazione della TARI alla luce delle modifiche introdotte dal Decreto Legislativo 3 settembre 2020, n. 116 in materia di classificazione dei rifiuti.

Con la sentenza n. 824 del 23 febbraio 2022, la Commissione Tributaria Provinciale di Caserta, Sez. XI ha, infatti, affermato che, giacché gli imprenditori industriali sono produttori – oltre che di rifiuti speciali – anche di rifiuti urbani in relazione alle superfici non strettamente collegate alla produzione (quali uffici, mense, servizi ecc.), la parte di rifiuti urbani, se auto-smaltiti (in tutto o in parte, per ‘frazioni’ di rifiuto) è soggetta all’obbligo di pagamento della quota fissa della TARI e non anche a quella variabile (rapportata alla quantità di rifiuti conferiti). Diversamente, le superfici destinate a magazzini per materie prime e stoccaggio restano escluse dal pagamento del tributo in quanto funzionalmente e strettamente connesse all’esercizio del ciclo produttivo.

 

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Il Decreto legge n. 228/2021, convertito con modificazioni dalla Legge n. 15 del 25 febbraio 2022, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale, tra le varie modifiche introdotte, ha prorogato nuovamente l’entrata in vigore dell’obbligo di etichettatura degli imballaggi al 01 gennaio 2023.

Entro il 30 maggio 2022 il Ministero della transizione Ecologica dovrà provvedere ad emanare le c.d. linee guida tecniche per l’etichettatura ambientale degli imballaggi.

 

 

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Il termine per la presentazione della dichiarazione MUD, ai sensi di quanto stabilito dalla Legge 70/1994 istitutiva del MUD, è stato PROROGATO dal 30 aprile 2022 al 21 maggio 2022 (120 giorni a decorrere dalla data di pubblicazione in GU del DPCM).

Il 21 gennaio 2022 è stato pubblicato in GU il DPCM del 17 dicembre 2021, che approva il modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2022.

Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale, che sarà utilizzato per le dichiarazioni da presentare nel 2022 con riferimento all’anno precedente, come disposto dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, è articolato in Comunicazioni che devono essere presentate dai soggetti tenuti all’adempimento:

  1.  Comunicazione Rifiuti
  2.  Comunicazione Veicoli Fuori Uso
  3.  Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio.
  4.  Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  5.  Comunicazione Rifiuti Urbani, assimilati e raccolti in convenzione
  6.  Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche

Deve essere presentato un MUD per ogni unità locale che sia obbligata, dalle norme vigenti, alla presentazione di dichiarazione.

 

Il DPCM è consultabile al link:

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2022-01-21&atto.codiceRedazionale=22A00346&elenco30giorni=true

 

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Il 30 dicembre 2021 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge n. 228 del 30 dicembre 2021, cosiddetto DL “Milleproroghe”.

Il provvedimento prevede, all’art. 11, la sospensione dell’obbligo di etichettatura ambientale degli imballaggi fino al 30 giugno 2022, nonché la possibilità per gli operatori del settore di commercializzare i prodotti privi dei nuovi requisiti di etichettatura ambientale già immessi in commercio o già provvisti di etichetta al 1° luglio 2022, fino a esaurimento scorte.

L’art. 11 nello specifico stabilisce:

  • l’applicazione di ambedue gli obblighi previsti dall’art. 219, comma 5, del d.lgs. n. 152/2006 (etichettatura e indicazione della natura dei materiali di imballaggio utilizzati) è sospesa fino al 30 giugno 2022;
  • i prodotti (imballaggi) privi dei requisiti previsti dall’art. 219, comma 5, del d.lgs. n. 152/2006 già immessi in commercio o etichettati al 1° luglio 2022 potranno essere commercializzati fino all’esaurimento delle scorte;
  • entro trenta giorni dall’entrata in vigore del DL 228/21 (quindi entro il 30 gennaio 2022) il Ministero della Transizione Ecologica adotti con decreto le linee guida tecniche per l’etichettatura di cui al comma 5 dell’art. 219 del d.lgs. n. 152/2006.

Inoltre, il DL “Milleproroghe” definisce un’altra proroga che riguarda le cd Plastic Tax e Sugar Tax:

rinvio al 1° gennaio 2023 dell’entrata in vigore dell’imposta sui MACSI – Manufatti con singolo impiego (c.d. plastic tax) e dell’imposta sulle bevande analcoliche edulcorate (c.d. sugar tax), contenuta nella legge 30 dicembre 2021, n. 234 ( Legge di Bilancio 2022).

 

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Da molto tempo si assiste ad un crescente interesse e richiesta di informazioni circa la sostenibilità ambientale, con uno sguardo particolarmente attento quando si parla di tipologie riutilizzo/riciclaggio di materiali utilizzati ad esempio nel packaging.

Proprio a tal riguardo, l’1 gennaio 2022 entrerà in vigore l’obbligo di etichettatura degli imballaggi.

Tale obbligo, era formalmente in vigore dal 26 settembre 2020 per poi essere successivamente sospeso dal “Decreto Milleproroghe”, entrato in vigore il 31 dicembre 2020.

Vediamo insieme di cosa si tratta.

 

RIFERIMENTI NORMATIVI

Il Decreto Legislativo 3 settembre 2020, n. 116 (che recepisce, tra l’altro, la Direttiva UE 2018/852 relativa agli imballaggi e ai rifiuti di imballaggio) ha apportato una serie di modifiche al comma 5 dell’art. 219 del D. Lgs. 152/2006 relativamente ai “criteri informatori dell’attività di gestione dei rifiuti di imballaggio”.

In particolare, la norma impone che tutti gli imballaggi siano “opportunamente etichettati secondo modalità stabilite dalle norme tecniche UNI applicabili e in conformità alle determinazioni adottate dalla Commissione dell’Unione europea, per facilitare la raccolta, il riutilizzo, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi, nonché per fornire una corretta informazione ai consumatori sulle destinazioni finali degli imballaggi.

A ciò viene aggiunto l’obbligo, per i produttori, di indicare – ai fini dell’identificazione e della classificazione dell’imballaggio – la natura dei materiali di imballaggio utilizzati, sulla base della Decisione 97/129/CE.

Quindi, questi aggiornamenti normativi hanno introdotto, due importanti novità:

  • l’etichettatura ambientale degli imballaggi diventa obbligatoria e dovrà essere attuata sulla base di quanto disposto dalle norme UNI;
  • l’obbligo per i produttori, definiti dall’art. 218, lettera r del D. Lgs. n. 152/2006 come “i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiale di imballaggio”), di indicare la natura dei materiali di imballaggio utilizzati.

CONAI ha predisposto delle Linee Guida al fine di fornire una corretta interpretazione dei nuovi obblighi normativi. Nonostante questo documento non abbia valore normativo rappresenta comunque un valido supporto per gli operatori del settore.

 

CHI SONO I SOGGETTI OBBLIGATI?

Il comma 5 dell’art. 219 individua i produttori degli imballaggi come soggetti obbligati ad assicurare che l’informazione circa la composizione dell’imballaggio sia veicolata lungo tutta la filiera: sono loro infatti i soggetti che conoscono esattamente la composizione dell’imballaggio.

Tuttavia, le sanzioni riguardano chiunque immetta sul mercato imballaggi privi di etichettatura.

Pertanto, si ritiene che i soggetti obbligati ad assicurare la corretta etichettatura ambientale siano:

  • i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio;
  • i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti di imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni.

Quindi, anche i soggetti che imballano la propria merce devono assicurarsi che gli imballaggi utilizzati siano correttamente etichettati!

 

QUALI SONO LE INFORMAZIONI CHE DEVONO ESSERE RIPORTATE SULL’IMBALLAGGIO?

L’imballaggio deve indicare, ai fini della sua identificazione e classificazione, la natura del/i materiale/i utilizzato/i.

Gli imballaggi devono essere muniti dell’opportuna marcatura (apposta sull’imballaggio stesso o sull’etichetta), la quale deve essere chiaramente visibile e di facile lettura, e permanere anche all’apertura dell’imballaggio stesso. Per tale marcatura bisogna far riferimento alla Decisione 97/129/CE.

 

SANZIONI

L’articolo 261, comma 3 del D. Lgs. 152/2006 dispone che: “La violazione dei divieti di cui all’articolo 226, commi 1 e 4, è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemiladuecento euro a quarantamila euro. La stessa pena si applica a chiunque immette nel mercato interno imballaggi privi dei requisiti di cui all’articolo 219, comma 5”.

 

In allegato:

  • Decisione 97/129/CE;
  • Linee Guida CONAI.

 

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D.L.146/2021: novità in materia di vigilanza, violazioni e provvedimenti di sospensione

 

Il D.L. 146/2021, emanato il 21/10/2021, recante “misure urgenti in materia economica e fiscale, a tutela del lavoro e per esigenze indifferibili” contiene disposizioni rilevanti in materia di Salute e Sicurezza sul Lavoro che puntano ad inasprire le sanzioni per inadempienze e rafforzano il ruolo dell’Ispettorato del Lavoro nazionale.

Il Legislatore mira a sottolineare quanto la sicurezza sul lavoro debba essere un impegno prioritario per le aziende al fine di utilizzare gli strumenti già previsti e garantire una maggiore tutela della salute e sicurezza del lavoratore e ridurre il numero di morti bianche.

Vediamo quindi nel dettaglio le principali novità introdotte dal Capo III del cosiddetto “Decreto Fiscale” che apportano diverse modifiche sostanziali al Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro (d.lgs. 81/2008).

 

MODIFICHE IN MATERIA DI VIGILANZA

La prima modifica strutturale che emerge riguarda le competenze in materia di vigilanza: non saranno più solo le ASL regionali a vigilare sull’applicazione della legislazione ma il compito sarà condiviso con l’Ispettorato nazionale del lavoro.

Al fine di ottemperare al nuovo incarico e rispettare l’ampliamento delle competenze, l’Ispettorato procede con l’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (a seguito di bando pubblico) di 1024 risorse aggiuntive per svolgere tale attività di vigilanza.

 

VIOLAZIONI E PROVVEDIMENTI DI SOSPENSIONE

La seconda modifica la al TU la troviamo nel primo comma dell’art.14 dove viene prevista la sospensione dell’attività lavorativa nel caso di lavoro irregolare o in presenza di gravi violazioni riguardo la salute e la sicurezza.

Le novità introdotte in merito alla sospensione in deroga al TU 81/2008 sono tre:

  • per sospendere l’attività il lavoro irregolare deve riguardare almeno il 10% dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro (non più il 20%);
  • nel testo originale gli organismi di vigilanza “potevano adottare un provvedimento di sospensione” mentre nella nuova formulazione dell’articolo l’Ispettorato (o le ASL regionali) “adotta un provvedimento di sospensione”. Notiamo quindi l’assenza di ogni forma di discrezionalità da parte dell’Amministrazione;
  • il provvedimento di sospensione “deve essere adottato anche tutte le volte in cui sono accertate gravi violazioni in materia di salute e sicurezza individuate tassativamente nell’Allegato I”

 

Riportiamo ALLEGATO I

  FATTISPECIE IMPORTO SOMMA AGGIUNTIVA
1. Mancata elaborazione del documento valutazione dei rischi Euro 2.500
2. Mancata elaborazione del Piano Emergenza ed Evacuazione Euro 2.500
3. Mancata formazione e addestramento Euro 300 per ciascun lavoratore interessato
4. Mancata costituzione del servizio di prevenzione e protezione e nomina del relativo responsabile Euro 3.000
5. Mancata elaborazione piano operativo di sicurezza (POS) Euro 2.500
6. Mancata fornitura del dispositivo di protezione individuale contro le cadute dall’alto Euro 300 per ciascun lavoratore interessato
7. Mancanza di protezioni verso il vuoto Euro 3.000
8. Mancata applicazione delle armature di sostegno, fatte salve le prescrizioni desumibili dalla relazione tecnica di consistenza del terreno Euro 3.000
9. Lavori in prossimità di linee elettriche in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi Euro 3.000
10. Presenza di conduttori nudi in tensione in assenza di disposizioni organizzative e procedurali idonee a proteggere i lavoratori dai conseguenti rischi Euro 3.000
11. Mancanza di protezione contro i contatti diretti ed indiretti (impianti a terra, interruttore magnetotermico, interruttore differenziale) Euro 3.000
12. Omessa vigilanza in ordine alla rimozione o modifica dei dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo Euro 3.000

 

REVOCA DEL PROVVEDIMENTO

Il comma 9 dell’articolo 14 indica che è condizione per la revoca del provvedimento da parte dell’Amministrazione che lo ha adottato:

  1. la regolarizzazione dei lavoratori non risultanti dalle scritture (o da altra documentazione obbligatoria) anche sotto il profilo degli adempimenti in materia di salute e sicurezza;
  2. l’accertamento del ripristino delle regolari condizioni di lavoro nelle ipotesi di violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro;
  3. la rimozione delle conseguenze pericolose delle violazioni nelle ipotesi di cui all’Allegato I;
  4. nelle ipotesi di lavoro irregolare, il pagamento di una somma aggiuntiva pari a 2.500 euro fino a cinque lavoratori irregolari e pari a 5.000 euro qualora siano impiegati più di cinque lavoratori irregolari;
  5. nelle ipotesi di cui all’Allegato I, il pagamento di una somma aggiuntiva di importo pari a quanto indicato nello stesso Allegato I con riferimento a ciascuna fattispecie”.

Inoltre (comma 10) le somme aggiuntive di cui alle lettere d) ed e) “sono raddoppiate nelle ipotesi in cui, nei cinque anni precedenti alla adozione del provvedimento, la medesima impresa sia stata destinataria di un provvedimento di sospensione”.

Permane la possibilità per il datore di lavoro di ottenere, su istanza, la revoca del provvedimento mediante il pagamento immediato del 20% della somma aggiuntiva. L’importo residuo, maggiorato del 5%, è versato entro sei mesi dalla data di presentazione dell’istanza di revoca. In caso di mancato versamento o di versamento parziale dell’importo residuo entro detto termine, il provvedimento di accoglimento dell’istanza costituisce titolo esecutivo per l’importo non versato.

E’ possibile proporre ricorso amministrativo solo avverso il provvedimento di sospensione per l’impiego di lavoratori irregolari. Il ricorso è preposto dinnanzi all’Ispettorato interregionale del lavoro competente entro il termine di 30 giorni dalla sua adozione.

Il datore di lavoro che non ottempera al provvedimento di sospensione è punito con l’arresto fino a sei mesi, nelle ipotesi di sospensione per le violazioni in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, e con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro, nelle ipotesi di sospensione per lavoro irregolare.

 

Alcuni chiarimenti:

  • il comma 4 dell’articolo 14 sui provvedimenti per le ipotesi di lavoro irregolare non trova applicazione nel caso in cui il lavoratore risulti l’unico occupato dell’impresa;
  • l’articolo 14 non richiede più che le violazioni siano reiterate. Sarò quindi sufficiente l’accertamento di una delle violazioni di cui l’Allegato I per consentire l’adozione del provvedimento;
  • ambito di applicazione: il provvedimento di sospensione è adottato e circoscritto alla singola unità produttiva e, con particolare riferimento all’edilizia, all’attività svolta dall’impresa nel singolo cantiere. Non quindi all’intera attività;
  • quando la violazione riguarda i punti 3. e 6. dell’Allegato I, in via alternativa all’adozione del provvedimento di sospensione dell’intera unità produttiva, è possibile sospendere l’attività dei soli lavoratori rispetto ai quali il datore di lavoro abbia omesso la formazione e l’addestramento o abbia omesso di fornire i necessari DPI. Il lavoratore avrà diritto al versamento del trattamento retributivo e di versare la relativa contribuzione
  • decorrenza: il provvedimento e gli effetti sospensivi possono decorrere dalle ore dodici del giorno lavorativo successivo ovvero dalla cessazione dell’attività lavorativa in corso che non può essere interrotta salvo che non si riscontrino situazioni di pericolo imminente o di grave rischio per la salute dei lavoratori o dei terni o per la pubblica incolumità. Si evince che il provvedimento di sospensione per motivi di salute e sicurezza dovrà essere, di norma, adottato con effetto immediato.

 

Lasciamo il link per la lettura del testo integrale pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/10/21/21G00157/sg

 

Ricordando che si tratta di decreto legislativo e che in quanto tale potrà essere oggetto di modifiche in fase di conversione in legge, rimaniamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Org Numeri

 

testo leggeGreen Pass: ecco le novità introdotte con la conversione in legge del Decreto Legislativo n. 127 del 2021

 

Facciamo seguito alla news del 22 settembre : Green Pass: pubblicato il nuovo decreto legge, ecco cosa cambia e andiamo ad analizzare le principali novità introdotte a seguito della conversione in legge del decreto.

Il 20 novembre è stato pubblicata in Gazzetta Ufficiale n.277 la conversione in legge del DL. N. 127/2021; il provvedimento che reca “misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato mediante l’estensione all’ambito applicativo della certificazione verde COVID-19 e il rafforzamento del sistema di screening” ha di fatto reso obbligatorio l’obbligo di esibire, su richiesta, la certificazione verde al datore di lavoro per prestare la propria attività lavorativa.

Vediamo nel dettaglio le novità introdotte in fase di conversione analizzando i seguenti punti:

  1. i lavoratori di consegnare copia della certificazione verde;
  2. controllo certificazione verde per i lavoratori somministrati;
  3. scadenza validità certificazione verde in corso di prestazione lavorativa;
  4. sostituzione dei lavoratori sospesi in aziende con meno di 15 dipendenti.

1.Consegna della certificazione verde

Una delle modifiche che sicuramente ha un maggior impatto sulla gestione aziendale dell’emergenza COVID-19 è la possibilità per i lavoratori di richiedere di consegnare al datore di lavoro la copia della propria certificazione verde COVID-19 in modo da essere esonerati dai controlli all’ingresso del proprio posto di lavoro per tutta la durata della relativa validità.

Questa possibilità apre sicuramente ad un’importante semplificazione nella gestione dei controlli Green Pass, ma allo stesso tempo spalanca la porta ad acclamate criticità ed ulteriori adempimenti per i datori di lavoro, evidenziando se non altro anche alcune problematiche relative alla privacy.

Operativamente il datore di lavoro, che intenda avvalersi della semplificazione normativa, deve:

  • informare i lavoratori della facoltà riconosciuta dalla legge di consegnare la propria certificazione verde;
  • informare i lavoratori avvisandoli che, in caso la validità del loro Green Pass cambi, devono comunicare tale cambiamento in modo tempestivo;
  • individuare, con incarico scritto e formale, i soggetti preposti a ricevere le certificazioni verdi ed a controllarne la scadenza;
  • integrare l’informativa sulla privacy dando indicazioni sui modi in cui si potrà comunicare, custodire e consultare il certificato che verrà consegnato. A tal proposito va sottolineato che il lavoratore che consegna il Green Pass può revocare l’autorizzazione a detenerlo in qualunque momento. La certificazione verde dovrà essere conservata con le stesse metodologie riservate al trattamento dei dati sensibili (come i certificati medici).

2. Controllo certificazione verde per i lavoratori somministrati

Ulteriore modifica riguarda i dipendenti con contratto di somministrazione di lavoro: essi devono essere controllati dall’azienda per cui stanno svolgendo la prestazione (utilizzatore) mentre all’ente di somministrazione spetta l’obbligo di informarli dei possibili controlli e sulle disposizioni vigenti in materia.

3. Scadenza validità certificazione verde in corso di prestazione lavorativa

Un’altra importante novità riguarda il lavoratore al quale scade la validità della certificazione verde COVID-19 in corso di prestazione lavorativa. Il nuovo articolo inserito indica che “Per i lavoratori dipendenti pubblici e privati la scadenza della validità della certificazione verde COVID-19 in corso di prestazione lavorativa non dà luogo alle sanzioni previste […] Nei casi di cui al precedente periodo la permanenza del lavoratore sul luogo di lavoro è consentita esclusivamente per il tempo necessario a portare a termine il turno di lavoro».

4. Sostituzione dei lavoratori sospesi in aziende con meno di 15 dipendenti

Per le imprese con meno di 15 dipendenti, il contratto di lavoro stipulato per la sostituzione del lavoratore sospeso [in quanto privo di certificazione verde] può essere rinnovato anche più di una volta fino al 31 dicembre 2021.

In seguito alleghiamo il testo della conversione in legge del DL. N. 127/2021.

Per qualsiasi informazioni scrivi o chiama ai nostri riferimenti:

mail: info@orgnumeri.com

tel. 0422/683199

DL 139 DEL 2021

Nel cd “decreto capienze” pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.241 del 08 ottobre 2021, viene introdotto all’art.3 la possibilità per il datore di lavoro di richiedere preventivamente il Green Pass (prima del 15 ottobre) qualora “specifiche esigenze organizzative volte a garantire l’efficace programmazione del lavoro” lo giustifichino.

In particolare, ricordando che il decreto è già entrato in vigore, il datore di lavoro, sia nel settore pubblico sia nel settore privato, può già richiedere il possesso della certificazione verde COVID-19 in modo da soddisfare le “esigenze organizzative”.

Gazzetta Ufficiale

 

LINEE GUIDA PER LE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Si riporta di seguito i chiarimenti contenuti nella bozza di decreto ministeriale in merito alle linee guida sul controllo del green pass all’interno delle pubbliche amministrazioni.

Potendo tali precisazioni essere confermate ed essere applicate anche alla sfera privata, riteniamo opportuno riportare le principali novità introdotte.

 

  1. Contenuto dell’obbligo e lavoro agile

Si ricorda che il decreto Decreto Legge n. 127 del 21 settembre 2021 aveva previsto che le disposizioni si applicano a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro privati e pubblici, anche sulla base di contratti esterni. Aveva altresì previsto che tale obbligo non è applicato ai soggetti esenti dalla campagna a vaccinale e in possesso di idonea certificazione medica, rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute.

Lo schema delle Linee conferma questa posizione, escludendo solo gli utenti nel caso della PA, precisando che la certificazione in oggetto non può essere in nessun modo autocertificata ma deve essere sempre esibita.

Viene inoltre sottolineato che “non è consentito in alcun modo, in quanto elusivo del predetto obbligo, individuare i lavoratori da adibire al lavoro agile sulla base del mancato possesso di tale certificazione”.

 

  1. Modalità e soggetti preposti al controllo

Fermo restando quanto previsto dal decreto legge n. 127 del 2021 – ove viene prevista la possibilità per il datore di lavoro di incaricare altri soggetti, possibilmente dirigenti, con atto formale per il controllo del green pass – le linee guida specificano che rimane sempre onere del datore di lavoro (“dirigente apicale”) impartire le modalità attuative secondo le quali i soggetti dallo stesso delegati provvedono a effettuare materialmente le attività di controllo (siano essere all’ingresso o a campione).

Altra importante specifica introdotta riguarda le modalità del controllo a campione: queste devono essere previsto con cadenza giornaliera, in misura non inferiore al 30% di quella presente in servizio e, prioritariamente, nella fascia antimeridiana della giornata lavorativa.

Si ricorda che seppur ciascun soggetto organizza i controlli nell’ambito della propria autonomia organizzativa, rimane comunque ferma la raccomandazione di svolgere il controllo all’accesso di lavoro sempre che non determinino ritardo o code durante le procedure di ingresso (soprattutto nel caso di numero più elevato di dipendenti).

 

  1. Sanzioni

Si riconferma l’assenza ingiustificata in caso di mancata esibizione del green pass e la previsione di sanzioni amministrative nel caso di accesso al luogo di lavoro in assenza della certificazione in oggetto.

 

Per qualsiasi informazione rimaniamo a Vostra completa disposizione.

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DECRETO GSA (GESTIONE SICUREZZA ANTINCENDIO): COSA PREVEDE?

Il Decreto stabilisce i criteri per la gestione in esercizio ed in emergenza della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro.

 

QUANDO ENTRERÀ IN VIGORE?

Il Decreto entrerà in vigore un anno dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, quindi a partire dal 4 ottobre 2022. Dalla data di entrata in vigore del decreto sono abrogati l’art. 3, comma 1, lettera f) e gli articoli 5, 6 e 7 del decreto del Ministro dell’interno 10 marzo 1998.

 

A CHI SI APPLICA IL DECRETO?

Il Decreto si applica (art.1):

  • alle attività che si svolgono nei luoghi di lavoro(art. 62 del D. Lgs. n.81/08);
  • alle attività che si svolgono nei cantieri temporanei o mobili(titolo IV del D.lgs. n.81/08) limitatamente agli art. 4,5,6.
  • alle attività a rischio di incidente rilevante(D. Lgs. del 26 giugno 2015, 105) limitatamente agli art. 4,5,6.

 

QUANDO SI ORGANIZZA IL SERVIZIO ANTINCENDIO?

I lavoratori addetti al Servizio Antincendio vengono eletti all’esito della valutazione dei rischi d’incendio e sulla base delle misure di gestione della sicurezza antincendio in esercizio ed in emergenza (incluso il piano di emergenza, laddove previsto).

 

QUALE FORMAZIONE PER GLI ADDETTI ANTINCENDIO?

Il datore di lavoro assicura la formazione degli addetti al servizio antincendio, secondo quanto previsto dall’Allegato III. Nell’Allegato IV sono elencate le attività per le quali gli addetti al servizio antincendio devono conseguire l’attestato di idoneità tecnica. Gli addetti al servizio antincendio frequentano specifici corsi di aggiornamento con cadenza almeno quinquennale, secondo quanto previsto nell’allegato III.

 

CHI PUÒ SVOLGERE I CORSI DI FORMAZIONE ANTINCENDIO?

Oltre al Corpo Nazionale di Vigili del Fuoco, i corsi di formazione possono essere svolti anche da soggetti pubblici o privati, avvalendosi di docenti in possesso dei requisiti di cui all’art. 6. I corsi possono essere svolti direttamente dal datore di lavoro oppure dai lavoratori, in possesso dei requisiti dei cui all’art. 6.
All’art. 6 sono riportati in dettaglio tutti i requisiti che devono possedere i docenti abilitati ad effettuare le docenze, distinguendo tra parte teorica e pratica.

 

DOCENTI DI CORSI ANTINCENDIO GIÀ QUALIFICATI: POSSONO ESERCITARE?

Alla data di entrata in vigore decreto, si ritengono qualificati i docenti che possiedono una documentata esperienza come formatori in materia teorica antincendio di almeno cinque anni con un minimo di quattrocento ore all’anno di docenza.

 

I docenti della sola parte pratica devono essere in possesso di almeno uno dei seguenti requisiti:

  1. documentata esperienza di almeno novanta ore come docenti in materia antincendio, in ambito pratico, svolte alla data di entrata in vigore del presente decreto;
  2. avere frequentato con esito positivo un corso di formazione di tipo C per docenti pratici erogato dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco, ai sensi dell’art. 26-bis del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139, secondo le modalità definite all’allegato V;
  3. rientrare tra il personale cessato dal servizio nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che ha prestato servizio nel ruolo dei capi reparto e dei capi squadra per almeno dieci anni.

I docenti devono frequentare specifici corsi di aggiornamento con cadenza almeno quinquennale, secondo quanto previsto nell’allegato V.

 

CORSI PER ADDETTI ANTINCENDIO GIÀ ORGANIZZATI: COSA FARE?

I corsi per addetti antincendio già programmati con i contenuti dell’allegato IX del decreto del Ministro dell’interno di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale del 10 marzo 1998, sono considerati validi se svolti entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto.

 

QUANDO PROGRAMMARE I CORSI DI AGGIORNAMENTO PER ADDETTI ANTINCENDIO?

Il Decreto, all’art. 7 stabilisce che il primo aggiornamento degli addetti al servizio antincendio dovrà avvenire entro cinque anni dalla data di svolgimento dell’ultima attività di formazione o aggiornamento.

Se, alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono trascorsi più di cinque anni dalla data di svolgimento delle ultime attività di formazione o aggiornamento, l’obbligo di aggiornamento è ottemperato con la frequenza di un corso di aggiornamento entro dodici mesi dall’entrata in vigore del decreto stesso.

 

QUALI ARTICOLI DEL DM 10 MARZO 1998 SONO ABROGATI?

A partire dal 4 ottobre 2022 sono abrogati i seguenti articoli del DM 10 marzo 1998: Art. nn 3, 5, 6 e 7.

 

IL NUOVO TECNICO MANUTENTORE

Il provvedimento è rilevante perché inserisce una nuova figura professionale in materia di antincendio: il nuovo TECNICO MANUTENTORE QUALIFICATO. Tale figura dovrà essere in possesso dei requisiti tecnico-professionali di cui all’Allegato II al decreto stesso, che peraltro stabilisce anche le modalità di qualificazione.

Tale qualificazione verrà rilasciata dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco ed avrà valenza nazionale. Una circolare interpretativa di prossima emanazione chiarirà tutti gli aspetti rilevanti.

I soggetti, che alla data di entrata in vigore del decreto, svolgono attività di manutenzione da almeno 3 anni sono esonerati dalla frequenza del corso obbligatorio specificato nell’Allegato II e possono richiedere di essere sottoposti direttamente alla valutazione.

 

I CRITERI PER I CONTROLLI E LA MANUTENZIONE

Gli interventi di manutenzione e i controlli sugli impianti, le attrezzature e gli altri sistemi di sicurezza antincendio sono eseguiti e registrati nel rispetto delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti, secondo la regola dell’arte, in accordo alle norme tecniche applicabili emanate dagli organismi di normazione nazionali o internazionali e delle istruzioni fornite dal fabbricante e dall’installatore, secondo i criteri indicati nell’Allegato I.

 

Il Decreto del Ministro dell’Interno 2 settembre 2021 comprende i seguenti allegati:

Allegato I – GESTIONE DELLA SICUREZZA ANTINCENDIO IN ESERCIZIO
Allegato II – GESTIONE DELLA SICUREZZA ANTINCENDIO IN EMERGENZA
Allegato III – CORSI DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO ANTINCENDIO PER ADDETTI AL SERVIZIO ANTINCENDIO
Allegato IV- IDONEITÀ TECNICA DEGLI ADDETTI AL SERVIZIO ANTINCENDIO
Allegato V – CORSI DI FORMAZIONE E DI AGGIORNAMENTO DEI DOCENTI DEI CORSI ANTINCENDIO

 

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https://www.orgnumeri.com/formazione-corsi-sicurezza-sul-lavoro/

 

Il Decreto del Ministro dell’Interno 2 settembre 2021 è scaricabile qui o dalla Gazzetta Ufficiale:

 

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2021-10-04&atto.codiceRedazionale=21A05748&elenco30giorni=true

 

Per qualsiasi informazione rimaniamo a Vostra completa disposizione.

Lo Staff Org Numeri

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, il Decreto Legge n. 127 del 21 settembre 2021 che introduce le misure urgenti per assicurare lo svolgimento in sicurezza del lavoro pubblico e privato e il rafforzamento del sistema di screening.
Dal 15 ottobre 2021 fino al 31 dicembre 2021, giorno in cui, salvo ulteriori prolungamenti, si concluderà lo stato di emergenza in Italia, per tutti i dipendenti, pubblici e privati, scatterà l’obbligo di possedere ed esibire, su richiesta, il certificato verde COVID-19. Importanti le novità introdotte e ampiamente anticipate dalla bozza del documento che nei giorni scorsi è tato condiviso da varie fonti.
Facciamo assieme un pò di sintesi cercando di rispondere alle principali domande che sono emerse.

 

OBBLIGO GREEN PASS – Chi è tenuto ad esibire il green pass e quali sono le esenzioni?

Le nuove disposizioni si applicano a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro privati e pubblici, anche sulla base di contratti esterni.
L’obbligo di green pass non si applica invece ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale e in possesso di idonea certificazione medica, rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute.

 

VERIFICA DEL GREEN PASS – Chi deve effettuare i controlli sugli obblighi del green pass nel mondo del lavoro?

I datori di lavoro sono tenuti a verificare il rispetto delle prescrizioni ed entro il 15 ottobre dovranno definire le modalità operative per l’organizzazione delle verifiche, anche a campione, prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro.
I datori di lavoro possono delegare l’attività di verifica purché i soggetti incaricati siano individuati con atto formale.
La mancata verifica o la mancata adozione delle misure organizzative, previste entro il 15 ottobre 2021, comporterà, per il datore di lavoro, una sanzione amministrativa da 400 a 1.000 euro che potrà essere raddoppiata in caso di reiterata violazione.

 

VALIDITA’ – Qual è la durata delle certificazioni verdi COVID-19?

Per le persone che hanno completato il ciclo vaccinale il certificato verde è valido un anno dalla data dell’ultima somministrazione.
I guariti dal Covid otterranno il green pass subito dopo la prima somministrazione.
Per chi risulta positivo al Covid oltre il 14° giorno dalla somministrazione della prima dose di vaccino o a seguito del ciclo di vaccinale, il Green pass ha validità di un anno a decorrere dall’avvenuta guarigione.
Va anche segnalato che il decreto introduce l’obbligo per le strutture sanitarie e le farmacie convenzionate di effettuare tamponi “calmierati” fino al 31 dicembre 2021:

  • costo di 8€ per tamponi rivolti a minorenni e di 15€ per tamponi rivolti ad adulti.

Il costo del tampone sarà comunque a carico del lavoratore e non sarà l’azienda a doverne coprire il prezzo.
I lavoratori esenti dall’obbligo vaccinale potranno sottoporsi gratuitamente al tampone.

 

SANZIONI – Quali saranno le conseguenze per lavoratori privi di certificazione verde Covid-19?

I lavoratori, nel caso in cui comunichino di non essere in possesso della certificazione verde COVID-19 o ne risultino privi al momento dell’accesso al luogo di lavoro saranno considerati assenti ingiustificati fino alla presentazione della certificazione e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2021, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro.
Per i giorni di assenza ingiustificata non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato.
Per le imprese con meno di quindici dipendenti, dopo il quinto giorno di assenza ingiustificata, il datore di lavoro potrà sospendere il lavoratore per la durata corrispondente a quella del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque per un periodo non superiore a dieci giorni, rinnovabili per una sola volta, e non oltre il termine del 31 dicembre 2021.
L’accesso ai luoghi di lavoro senza Green pass, comporterà per i lavoratori, oltre a quanto sopra descritto, anche una sanzione pecuniaria amministrativa da 600 a 1.500 euro, oltre ad eventuali conseguenze disciplinari.
Come per i datori di lavoro, in caso di violazioni reiterate, gli importi saranno raddoppiati.

In seguito lasciamo le fonti, e la documentazione utile, per maggiori informazioni sulla questione:

  • Decreto Legge 127/21

 

Noi di Org Numeri stiamo lavorando per mettere a disposizione delle nostre aziende Clienti la documentazione e la modulistica necessarie alle attività di verifica da effettuarsi a partire dal 15 ottobre 2021.

Per qualsiasi informazioni scrivi o chiama ai nostri riferimenti:

mail: info@orgnumeri.com
tel. 0422/683199