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Il 28 agosto 2020 è entrato in vigore il DECRETO LEGISLATIVO n. 102 del 30 luglio 2020, recante sia integrazioni e correzioni al D. Lgs. n° 183 del 2017 e D. Lgs. n° 152 del 2006,  sulla limitazione delle emissioni nell’atmosfera dei medi impianti di combustione, sia disposizioni volte al riordino del quadro normativo generale attinente agli stabilimenti che producono emissioni in atmosfera.

In particolare, ricordiamo che all’articolo 271, del Testo Unico Ambientale, è stato aggiunto il comma 7-bis, in cui si stabilisce che le emissioni delle  sostanze classificate come cancerogene o tossiche per la riproduzione o mutagene (H340, H350, H360), sostanze PBT o vPvB e sostanze SVHC devono essere limitate il più possibile.

Se le sostanze o miscele, sopra citate, sono utilizzate nei cicli produttivi da cui originano le emissioni in installazioni in esercizio alla data di entrata in vigore del decreto (28 agosto 2020), i gestori di tali stabilimenti sono tenuti a valutare la fattibilità tecnico-economica per la sostituzione delle sostanze/miscele prese in esame.

Nel caso in cui non sia possibile la sostituzione/eliminazione, i gestori degli stabilimenti o delle installazioni in cui è previsto l’utilizzo e il convogliamento a camino:

  • delle sostanze classificate come cancerogene o tossiche per la riproduzione o mutagene (H340, H350, H360);
  • delle sostanze di tossicità e cumulabilità particolarmente elevata;
  • delle sostanze identificate come estremamente preoccupanti (SVHC) dal regolamento REACH,

sono tenuti ad inviare, entro il 28 agosto 2021, e successivamente ogni cinque anni, a decorrere dalla data di rilascio o di rinnovo dell’autorizzazione, una relazione all’Autorità competente in cui si analizza la disponibilità di alternative, se ne considerano i rischi e si esamina la fattibilità tecnica ed economica della sostituzione delle predette sostanze.

 

Il Decreto è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, link:

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/08/13/20G00120/SG

 

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A settembre 2020, a seguito dell’entrata in vigore del D. Lgs. n. 116/2020, sono state introdotte importanti modifiche al D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, cosiddetto Testo Unico dell’Ambiente (TUA). Alcune novità importanti riguardano la parte IV relativa alla gestione dei rifiuti, infatti sono state riviste le definizioni di rifiuti urbani e speciali con conseguenze sull’applicazione della Tariffa Rifiuti – TARI (L. 147/2013, commi dal 641 al 668).

In particolare, è stata eliminata la categoria dei rifiuti assimilati agli urbani (erano quei rifiuti speciali analoghi agli urbani per tipologia e quantità, ma prodotti da utenze non domestiche) con effetti significativi per le realtà produttive che generano sia rifiuti speciali che urbani.

Poiché le modifiche introdotte dal D. Lgs. 116/2020 hanno suscitato parecchi dubbi e perplessità, il MISE ha emanato una circolare esplicativa in merito (che vi alleghiamo).

Vediamo insieme cosa dice questa circolare:

  • viene meno il potere dei comuni di regolamentare l’assimilazione, per qualità e quantità, dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, operando quindi una classificazione dei rifiuti uniforme su tutto il territorio nazionale;
  • al comma 2-bis dispone che le utenze non domestiche possono scegliere se affidare i propri rifiuti urbani, al servizio pubblico di raccolta oppure ad un privato, a patto che vengano avviati a recupero (e non a smaltimento, es discarica).

Come si dimostra l’avvio al recupero?

è necessario che il produttore del rifiuto sia in possesso di un’attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi. è probabile che in futuro sarà sufficiente il Formulario di Trasporto dei Rifiuti (FIR) come attestazione dell’avvenuto invio a recupero e della quantità e tipologia del rifiuto.

  • esclusione della corresponsione della componente tariffaria, rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti (quota variabile), per le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani e li conferiscono al di fuori del servizio pubblico, dimostrando di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi. La norma precisa che la scelta di servirsi del gestore del servizio pubblico, ovvero del ricorso al mercato, deve essere effettuata per un periodo non inferiore a cinque anni; salvo la possibilità per il gestore del servizio pubblico, dietro richiesta dell’utenza non domestica, di riprendere l’erogazione del servizio anche prima della scadenza quinquennale.

L’attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di avvio a recupero dei rifiuti è pertanto
sufficiente ad ottenere la riduzione della quota variabile della TARI in rapporto alla quantità di detti rifiuti, a prescindere dalla quantità degli scarti prodotti nel processo di recupero.

Chiariti gli aspetti relativi alla riduzione della quota variabile della TARI per le utenze
non domestiche, proporzionalmente alle quantità dei rifiuti autonomamente avviati a recupero,
è opportuno sottolineare che per le stesse utenze rimane impregiudicato il versamento della TARI
relativa alla parte fissa, calcolato sui servizi forniti indivisibili
.

L’utenza non domestica, produttrice di rifiuti urbani, è tenuta a comunicare formalmente all’ente gestore della raccolta urbana o al Comune, la scelta di non avvalersi del servizio pubblico di raccolta. E tale comunicazione deve essere fatta entro il 31 maggio di ogni anno.

Vale la pena di precisare che la comunicazione, relativa alla scelta di affidarsi a un gestore
alternativo
a quello del servizio pubblico, deve riportare le tipologie e le quantità dei rifiuti urbani prodotti oggetto di avvio al recupero ed ha quindi valenza a partire dall’anno successivo a quello della comunicazione.

Ovviamente la norma non determina l’annullamento dei contratti di affidamento del servizio di
raccolta a soggetti privati conclusi precedentemente all’entrata in vigore del D. Lgs. n. 116 del 2020 che, pertanto, continuano ad essere validi, salvo il loro adeguamento alle condizioni specificate dalla norma stessa.

QUINDI, VEDIAMO QUALI UTENZE NON DOMESTICHE POSSONO PRODURRE RIFIUTI URBANI.

ATTIVITÀ INDUSTRIALI

Occorre ricordare che l’Allegato L-quinquies al D. Lgs. n. 116 del 2020 contiene l’elenco delle attività che producono rifiuti urbani nel quale non sono ricomprese le “Attività industriali con capannoni di produzione. Ciò potrebbe condurre alla conclusione che queste attività diano luogo solo alla produzione di rifiuti speciali.

Tuttavia, l’art. 184, comma 3, lettera c) del TUA definisce “speciali” i rifiuti delle lavorazioni industriali, se diversi dai rifiuti urbani, per cui appare evidente che:

LE ATTIVITÀ INDUSTRIALI SONO PRODUTTIVE SIA DI RIFIUTI URBANI CHE DI QUELLI SPECIALI.

Ciò comporta che:

  • le superfici dove avviene la lavorazione industriale sono escluse dall’applicazione dei prelievi sui rifiuti, compresi i magazzini di materie prime, di merci e di prodotti finiti, sia con riferimento alla quota fissa che alla quota variabile;
  • continuano, invece, ad applicarsi i prelievi sui rifiuti, sia per la quota fissa che variabile, relativamente alle superfici produttive di rifiuti urbani, come ad esempio, mense, uffici o locali funzionalmente connessi alle stesse. Limitatamente alle attività simili per loro natura e per tipologia di rifiuti prodotti a quelle indicate nell’allegato L-quinquies alla Parte IV del D. Lgs. n. 152 del 2006;
  • resta dovuta solo la quota fissa laddove l’utenza non domestica scelga di conferire i rifiuti urbani al di fuori del servizio pubblico, poiché è prevista l’esclusione della sola componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti e cioè della parte variabile.

ATTIVITÀ ARTIGIANALI

Tali considerazioni sopra riportate, si applicano anche ai rifiuti urbani prodotti da attività artigianali.

 

ATTIVITÀ AGRICOLE, AGROINDUSTRIALI E DELLA PESCA

Per quanto riguarda le attività agricole, agroindustriali e della pesca, l’articolo 184, comma 3, lettera a) del TUA classifica come speciali tutti i rifiuti derivanti da dette attività, comprese anche quelle ad esse connesse.

In tale contesto, occorre, però, considerare che l’allegato L-quinquies, della Parte quarta del TUA chiarisce che “Attività non elencate, ma ad esse simili per loro natura e per tipologia di rifiuti prodotti, si considerano comprese nel punto a cui sono analoghe”.

Tale previsione può quindi essere applicata alle attività relative alla produzione agricola che presentano le medesime caratteristiche riportate nel citato allegato.

Deve ritenersi ferma, quindi, la possibilità, in ogni caso, di concordare a titolo volontario con il servizio pubblico di raccolta modalità di adesione al servizio stesso per le tipologie di rifiuti indicati nell’allegato L-quater della citata Parte quarta del TUA.

 

POSSIBILITÀ DI FISSAZIONE DI UNA QUANTITÀ MASSIMA DI RIFIUTI URBANI CONFERIBILI AL SISTEMA PUBBLICO

Riguardo a tale punto, occorre ribadire che il D. Lgs. n. 116 del 2020 ha eliminato la competenza dei comuni in materia di regolamentazione sull’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani, facendo venir meno, a decorrere dal 1° gennaio 2021, anche i limiti quantitativi già stabiliti dai regolamenti comunali.

È stato evidenziato che potrebbe verificarsi un aumento incontrollato delle quantità di rifiuti urbani rispetto a quelle attuali, rendendo difficile lo svolgimento del servizio; per cui è stata manifestata l’esigenza di fissare dei limiti di conferimento dei rifiuti urbani da parte delle utenze non domestiche che tengano conto della capacità di assorbimento del sistema.

In ogni caso, vale la pena di sottolineare che i comuni sono tenuti ad assicurare la gestione dei rifiuti urbani, compreso lo smaltimento in regime di privativa, ove l’utenza non domestica scelga di avvalersi del servizio pubblico.

 

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Il 23 marzo 2021 è entrato in vigore il Decreto Legge n 41 del 22 marzo 2021 (Misure urgenti in materia di sostegno alle imprese e agli operatori economici, di lavoro, salute e servizi territoriali, connesse all’emergenza da COVID-19), cosiddetto “Decreto sostegni”.

Il provvedimento, oltre a misure di sostegno economico, prevede anche importanti disposizioni inerenti alla TARI e al termine entro cui dovrà essere effettuata la scelta delle utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di avvalersi del servizio pubblico o del ricorso al mercato.

Infatti, si ricorda che il D. Lgs. 116/2020 entrato in vigore il 26 settembre 2020, all’art. 3 comma 12 prevede che: “10. Le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani di cui all’articolo 183 comma 1, lettera b-ter) punto 2, che li conferiscono al di fuori del servizio pubblico e dimostrano di averli avviati al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l’attività di recupero dei rifiuti stessi sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità dei rifiuti conferiti; le medesime utenze effettuano la scelta di servirsi del gestore del servizio pubblico o del ricorso al mercato per un periodo non inferiore a cinque anni, salva la possibilità per il gestore del servizio pubblico, dietro richiesta dell’utenza non domestica, di riprendere l’erogazione del servizio anche prima della scadenza quinquennale.”

 

L’art. 30, comma 5, del DLSostegni” definisce quanto segue:

“5. Limitatamente all’anno 2021, in deroga all’articolo 1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e all’articolo 53, comma 16, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, i comuni approvano le tariffe e i regolamenti della TARI e della tariffa corrispettiva, sulla base del piano economico finanziario del servizio di gestione dei rifiuti, entro il 30 giugno 2021. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano anche in caso di esigenze di modifica a provvedimenti già deliberati. In caso di approvazione dei provvedimenti relativi alla TARI o alla tariffa corrispettiva in data successiva all’approvazione del proprio bilancio di previsione il comune provvede ad effettuare le conseguenti modifiche al bilancio di previsione in occasione della prima variazione utile. La scelta delle utenze non domestiche di cui all’articolo 3, comma 12, del decreto legislativo 3 settembre 2020, n. 116 deve essere comunicata al comune, o al gestore del servizio rifiuti in caso di tariffa corrispettiva, entro il 31 maggio di ciascun anno.

 

Quindi, le utenze non domestiche dovranno comunicare al Comune o al Gestore del servizio pubblico di raccolta, la propria scelta entro il 31 Maggio di ogni anno!

 

Il Decreto Legge n 41 del 22 marzo 2021 cosiddetto “Decreto sostegni”, è consultabile al link:

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2021-03-22&atto.codiceRedazionale=21G00049&elenco30giorni=false

 

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Ecocerved ha realizzato il servizio Vi.Vi.Fir (vidimazione virtuale del formulario) che permette a imprese ed enti di produrre e vidimare autonomamente il formulario di identificazione del rifiuto, avvalendosi di un servizio reso disponibile on line dalle Camere di Commercio, previa registrazione e senza alcun costo.

Accesso al servizio

L’accesso al servizio è effettuato da un utente (persona fisica) che si autentica mediante identità digitale (CNS, SPID, CIE) e indica l’impresa o l’ente per conto della quale intende operare.

Nel caso di impresa il sistema Vi.Vi.Fir verifica mediante interoperabilità con il Registro delle Imprese, che la persona abbia titolo a rappresentare l’impresa; nel caso di ente viene inviata una richiesta di conferma della delega all’indirizzo istituzionale presente in Indice PA.

Il rappresentante dell’impresa o dell’ente, una volta inseriti i dati anagrafici può:

  1. Operare in prima persona;
  2. Delegare uno o più persone, che accederanno anch’esse tramite autenticazione forte, ad effettuare le successive operazioni e potranno a loro volta delegare altre persone);
  3. Richiedere le credenziali tecniche per l’accesso applicativo, associate all’impresa / ente, che dovrà fornire al software gestionale che utilizzerà per consentire l’autenticazione applicativa.

Vi.Vi.Fir al momento della registrazione genera, su richiesta degli utenti, uno o più “fascicoli virtuali”, identificati da un codice univoco, ai quali sono poi associati i numeri identificativi univoci da riportare sui formulari.

Vidimazione

L’utente potrà richiedere la produzione del numero univoco da riportare sul proprio formulario di identificazione del rifiuto, in sostituzione della vidimazione digitale, in due modalità:

  • On line accedendo al portale web Vi.Vi.Fir; il sistema dopo avere generato il numero univoco del formulario consente all’utente di produrre un modello prefincato, in formato conforme al decreto del Ministro dell’ambiente 1° aprile 1998, n. 145 e contraddistinto dalla presenza di un QR Code. L’utente può stampare il formulario e compilarlo manualmente oppure stampare sul formulario i dati contenuti nel gestionale;
  • Applicativamente attraverso il proprio sistema informatico. Interfacciandosi ai servizi applicativi, il sistema informativo gestionale si autenticarsi con le credenziali tecniche e richiede l’emissione dell’identificativo univoco da riprodurre, attraverso il proprio gestionale, sul formulario.

I FIR in formato PDF prodotti attraverso il portale web contengono l’identificativo univoco in chiaro e riportano nel QR code tutte le informazioni estese che sono contenute nell’identificativo stesso.

Riferimenti di legge

Di seguito si riporta quanto stabilito dall’articolo 193 del D.lgs. 152/2006 che disciplina i formulari di identificazione del rifiuto, nella nuova formulazione introdotta dal D.lgs. 116/2020:

“Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui all’articolo 188-bis, comma 1, in alternativa alle modalità di vidimazione di cui al comma 3, il formulario di identificazione del rifiuto può essere prodotto in format esemplare da stamparsi e compilarsi in duplice copia conforme al decreto del Ministro dell’ambiente 1° aprile 1998, n. 145, identificato da un numero univoco ottenuto tramite apposita applicazione raggiungibile attraverso i portali istituzionali delle Camere di Commercio

La medesima applicazione rende disponibile a coloro che utilizzano propri sistemi gestionali per la compilazione dei formulari, un accesso dedicato al servizio anche in modalità telematica al fine di consentire l’apposizione del codice univoco su ciascun formulario.
Una copia rimane presso il produttore e l’altra copia accompagna il rifiuto fino a destinazione.
Il trasportatore trattiene una fotocopia del formulario compilato in tutte le sue parti.
Gli altri soggetti coinvolti ricevono una fotocopia del formulario completa in tutte le sue parti.
Le copie del formulario devono essere conservate per tre anni.

 

Per maggiori info, visita il sito e guarda il video illustrativo:

https://vivifir.ecocamere.it/

https://www.youtube.com/watch?v=TNpAkX-UnVM

Il 24 febbraio entrerà in vigore il DM n. 188 del 22 settembre 2020: Decreto End Of Waste per i rifiuti di carta e cartone.
Il decreto, che si compone di 7 articoli e 3 allegati, ha come finalità quella di stabilire i “criteri specifici nel rispetto dei quali i rifiuti di carta e cartone cessano di essere qualificati come tali ai sensi e per gli effetti dell’articolo 184-ter del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.
Stabilisce i criteri ai fini della cessazione della qualifica di rifiuto della carta e del cartone, basandosi “esclusivamente” sulle “disposizioni della norma UNI EN 643”, per gli scopi specifici di utilizzabilità elencati nell’allegato 2 (art. 4).

Quindi il DM definisce:

  • criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto;
  • la dichiarazione di conformità e modalità di detenzione dei campioni;
  • il sistema di gestione, ai sensi della Norma UNI EN ISO 9001;
  • i requisiti di qualità della carta e cartone recuperati (allegato 1);
  • gli scopi specifici per cui sono utilizzabili la carta e cartone recuperati (allegato 2);
  • la dichiarazione di conformità (allegato 3).

Il produttore avrà tempo 180 giorni (dal 24 febbraio 2021) per presentare all’autorità competente un aggiornamento della comunicazione ex art. 216 TUA.

Per la produzione di carta e cartone recuperati sono ammessi i seguenti rifiuti:

  1. 15 01 01 imballaggi di carta e cartone;
  2. 15 01 05 imballaggi compositi;
  3. 15 01 06 imballaggi in materiali misti;
  4. 20 01 01 carta e cartone;
  5. 19 12 01 carta e cartone prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata di rifiuti urbani e speciali;
  6. 03 03 08 scarti della selezione di carta e cartone destinati ad essere riciclati, limitatamente ai rifiuti provenienti dalle attività di trasformazione dei prodotti a base cellulosica.

Non sono comunque ammessi:

g)  rifiuti di carta e cartone selezionati da rifiuto indifferenziato.

 

Destino di carta e cartone recuperati:

All’esito di operazioni di recupero effettuate esclusivamente in conformità alle disposizioni della norma UNI EN 643, i rifiuti di carta e cartone cessano di essere qualificati come rifiuti e sono qualificati come carta e cartone recuperati se risultano conformi ai requisiti tecnici di cui all’allegato 1.

La carta e cartone recuperati sono utilizzabili nella manifattura di carta e cartone ad opera dell’industria cartaria oppure in altre industrie che li utilizzano come materia prima.

 

Il Regolamento è consultabile al link:

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2021/02/09/21G00011/sg

 

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Il termine per la presentazione della dichiarazione MUD, ai sensi di quanto stabilito dalla Legge 70/1994 istitutiva del MUD, è stato PROROGATO dal 30 aprile 2021 al 16 giugno 2021 (120 giorni a decorrere dalla data di pubblicazione in GU del DPCM).

Pubblicato sulla GU Serie Generale n. 39 del 16-02-2021 – Suppl. Ordinario n. 10 il D.P.C.M. del 23 dicembre 2020 “Approvazione del modello unico di dichiarazione ambientale per l’anno 2021“.

Il Modello Unico di Dichiarazione ambientale, che sarà utilizzato per le dichiarazioni da presentare nel 2021 con riferimento all’anno precedente, come disposto dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, è articolato in Comunicazioni che devono essere presentate dai soggetti tenuti all’adempimento:

  1.  Comunicazione Rifiuti
  2.  Comunicazione Veicoli Fuori Uso
  3.  Comunicazione Imballaggi, composta dalla Sezione Consorzi e dalla Sezione Gestori Rifiuti di imballaggio.
  4.  Comunicazione Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche
  5.  Comunicazione Rifiuti Urbani, assimilati e raccolti in convenzione
  6.  Comunicazione Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche

Deve essere presentato un MUD per ogni unità locale che sia obbligata, dalle norme vigenti, alla presentazione di dichiarazione, di comunicazione, di denuncia, di notificazione.

 

Considerato l’aumento della produzione di rifiuti sanitari a rischio infettivo nelle strutture sanitarie e la chiusura di molte destinazioni delle frazioni delle frazioni non riciclabili e, in alcuni settori, anche l’interruzione delle attività produttive che utilizzano i prodotti del riciclo.

In data 15 aprile 2020 la Regione Veneto ha pubblicato un’ordinanza sulle “Disposizioni urgenti in materia di gestione rifiuti a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Art. 191 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ss.mm.ii.”, in accordo con quanto previsto dalla Circolare del MATTM del 27 marzo 2020.

L’ordinanza regionale fornisce indicazioni sullo smaltimento dei DPI utilizzati come presidi di prevenzione al contagio da COVID-19 e stabilisce, nel rispetto delle condizioni di sicurezza riguardo alla tutela  dell’ambiente e alla prevenzione incendi, l’incremento dello stoccaggio e del deposito temporaneo.

Nello specifico:

  • l’aumento della capacità annua e istantanea di stoccaggio nel limite massimo del 20%, a condizione comunque che detto limite rappresenti una modifica non sostanziale ai sensi del d. lgs. 152/2006, ai soggetti titolari di autorizzazione alla gestione rifiuti rilasciata ai sensi degli artt. 208 del D.Lgs. n. 152/2006 e del titolo II-bis della parte II del medesimo decreto.
  • la disposizione di cui al punto precedente si applicano anche ai titolari di autorizzazione per l’effettuazione di operazioni di recupero ai sensi dell’artt. 214 e 216 del D.Lgs 152/2006 ferme restando le “quantità massime” fissate dal DM 05.02.1998 (Allegato IV), dal DM n. 161 del 12.06.2002 e dal DM n. 269 del 17.11.2005.
  • i soggetti titolari dei suddetti impianti che intendono avvalersi delle deroghe specificate nel presente provvedimento, sono tenuti ad inviare apposita autodichiarazione ai sensi del DPR 445/2000, accompagnata da una relazione tecnica, redatta dal Direttore Tecnico dell’impianto o tecnico abilitato, all’Autorità competente, alla Prefettura, all’ARPAV e ai Vigili del Fuoco;
  • il deposito temporaneo di rifiuti previsto ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett bb) del d.lgs n. 152/2006 e s.m.i., le seguenti deroghe:
  • i rifiuti in deposito temporaneo devono essere avviati ad operazioni di recupero o smaltimento con cadenza almeno semestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
  • i rifiuti in deposito temporaneo devono essere avviati ad operazioni di recupero o smaltimento quando i quantitativi in deposito raggiungono i 60 metri cubi di cui al massimo 20 metri cubi di rifiuti pericolosi; il limite temporale massimo di deposito non può avere durata superiore ai 18 mesi nel caso in cui i quantitativi descritti vengano raggiunti nell’arco temporale di un anno.
  • I rifiuti rappresentati da DPI (mascherine, guanti, camici, etc) utilizzati come presidi di prevenzione al contagio da COVID-19 da privati cittadini o da lavoratori di aziende produttive siano conferiti nel rifiuto urbano non differenziato e raccolti nell’ambito del servizio integrato di gestione dei rifiuti urbani;
  • il presente provvedimento ha validità sei mesi  (quindi fino al 15 ottobre 2020) a far data dal giorno di pubblicazione del presente atto, eventualmente prorogabile ai sensi di legge.

Per approfondimenti:

Ordinanza n. 41 del 15 aprile 2020 – Regione Veneto Disposizioni urgenti in materia di gestione rifiuti a seguito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Art. 191 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 ss.mm.ii. consultabile al link:

https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/DettaglioOrdinanzaPGR.aspx?id=418568

Circolare del MATTM del 27 marzo 2020 “Criticità nella gestione dei rifiuti per effetto dell’Emergenza COVID 19 – indicazioni.” consultabile al link:

https://www.comieco.org/downloads/12975/7948/Circolare%20MATTM%20COVID19.pdf

 

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Proroga al 22 maggio 2020 del termine per la comunicazione dei risparmi di energia (articolo 7, comma 8, d.lgs. n. 102/2014)

A causa dell’emergenza epidemiologica COVID-19, il Ministero delle Sviluppo Economico, il 27 marzo 2020, ha comunicato la proroga del termine per la comunicazione ad ENEA dei risparmi di energia normalizzati 2019 (articolo 7, comma 8, d.lgs. n. 102/2014).

Pertanto, tutti i soggetti obbligati alle diagnosi di cui all’art. 8 del D.Lgs. n. 102/2014 e tutte le imprese che hanno implementato un sistema di gestione dell’energia conforme alla norma ISO 50001, avranno come termine ultimo per la trasmissione dei dati ad ENEA il 22 maggio 2020.

 

Per ulteriori informazioni visita il sito:

https://www.mise.gov.it/index.php/it/213-normativa/notifiche-e-avvisi/2040921-comunicato-27-marzo-2020-proroga-del-termine-per-la-comunicazione-dei-risparmi-di-energia-articolo-7-comma-8-d-lgs-n-102-2014

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Il Decreto “Cura Italia” del 17 marzo 2020 (misure di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e di Sostegno Economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19) ha stabilito la proroga delle seguenti scadenze ambientali:

Art. 103 – Sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi  ed  effetti degli atti amministrativi in scadenza:

  1. ai fini del computo dei termini relativi allo svolgimento di procedimenti amministrativi in corso alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, non si tiene conto del periodo compreso tra la medesima data e quella del 15 aprile 2020.
  2. i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020.

Art. 113 – Rinvio al 30 giugno 2020 di scadenze adempimenti relativi a comunicazioni sui rifiuti:

  1. presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale MUD (termine ordinario 30 aprile), al riguardo si segnala che le modalità di invio della comunicazione e la modulistica da utilizzare sono le medesime dello scorso anno;
  2. comunicazione, da parte dei produttori/importatori, dei dati relativi alle pile ed accumulatori immessi sul mercato nazionale nell’anno precedente (D. Lgs. 188/2008) (termine ordinario 31 marzo);
  3. trasmissione, da parte del Centro di Coordinamento Nazionale dei produttori, all’ISPRA dei dati relativi alla raccolta ed al riciclaggio dei rifiuti di pile ed accumulatori portatili, industriali e per veicoli (D. Lgs. 188/2008) (termine ordinario 31 marzo);
  4. comunicazione, da parte dei titolari degli impianti di trattamento dei RAEE, al Centro di Coordinamento RAEE delle quantità di rifiuti trattate (D. Lgs. 49/2014) (termine ordinario 30 aprile);
  5. versamento del diritto annuale di iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali D.M. 120/2014  (termine ordinario 30 aprile.

In seguito la Regione Veneto ha pubblicato la circolare di cui al prot. n. 141748 del 01/04/2020 con i “Primi indirizzi operativi a seguito dell’emergenza COVID-19”, in merito alle scadenze delle attività di monitoraggio e controllo, al rinnovo/riesame delle autorizzazioni e al rispetto di eventuali piani di adeguamento delle attività degli impianti assoggettati alla disciplina dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) o dell’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA).

  1. Per le attività per le quali è stata disposta la temporanea sospensione, si considerano automaticamente sospesi tutti i controlli ed i monitoraggi ambientali legati all’esercizio dell’attività, fatta salva la necessità del Gestore di provvedere alla messa in sicurezza di aree di lavorazione e stoccaggio, attrezzature ed impiantistica, anche al fine di preservare le matrici ambientali potenzialmente interessate da sversamenti ed emissioni accidentali.
  2. Nel caso degli impianti per i quali è stata consentita la prosecuzione dell’attività, si presuppone anche la continuazione delle attività di monitoraggio e controllo degli stessi.

Tuttavia, si segnala che, in seguito alle diverse segnalazioni da parte di Gestori di impianti che manifestano la difficoltà o l’impossibilità nell’effettuare alcuni o tutti i controlli e monitoraggi previsti, la presente circolare regionale stabilisce che possono essere temporaneamente sospesi i controlli solamente ove ricorrano tutti i seguenti presupposti:

  1. I controlli non sono necessari per la gestione dei processi di lavorazione e/o dei rifiuti/materiali oggetto dei processi;
  2. I controlli non possono essere espletati da personale alle dipendenze del gestore dell’impianto in questione;
  3. I controlli non possono essere espletati da personale esterno per motivate difficoltà legate all’emergenza in atto che a titolo esemplificativo possono essere riconducibili a: impossibilità di garantire la salute del personale allo scopo dedicato, riduzione dell’organico, limitata possibilità di spostamento all’interno del territorio.

L’aspetto saliente è che ogni proroga e/o ogni mancata effettuazione delle specifiche attività di controllo o la mancata attuazione di quanto previsto dai piani di miglioramento deve essere tempestivamente comunicata all’Autorità competente e agli Enti di controllo da parte del Gestore dell’impianto, motivando l’effettiva impossibilità ad effettuare tali controlli. I mancati autocontrolli effettuati dovranno essere esplicitamente riportati anche nei report dei piani di monitoraggio, ove presenti.

Infine, quando verranno meno le circostanze collegate all’emergenza COVID-19 il Gestore dovrà, a seconda dei casi:

  • entro 60 giorni, dare conto del rispetto del riavvio delle attività previste dal piano di miglioramento (AIA), per le quali era stata richiesta la proroga;
  • entro 30 giorni, trasmettere la documentazione di “riesame” per cui era stata fissata una data di scadenza durante il periodo di emergenza COVID-19, per la quale era stata richiesta la proroga;
  • entro 30 giorni, trasmettere i dati o gli elaborati, compresi i report previsti nel PMC e la relazione annuale AIA/AUA, per la cui presentazione era stata richiesta una proroga.

Testo completo della circolare prot. n. 141748 del 01/04/2020 della Regione Veneto consultabile sul sito:

https://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/autorizzazione-integrata-ambientale

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Le drastiche misure di contenimento e di distanziamento sociale, messe in atto a causa dell’emergenza COVID-19, hanno inevitabilmente avuto una pesante ripercussione su numerose attività produttive e imprenditoriali, tra cui anche le aziende che operano in forza di autorizzazioni o altri titoli abilitativi in campo ambientale rilasciati o adottati dalla Provincia.

Considerato che, in questo periodo di emergenza, le imprese potrebbero avere difficoltà a rispettare i termini per la presentazione della documentazione prevista dai rispettivi decreti autorizzativi, la Provincia ha deciso con il Decreto n. 102/2020 del 02/04/2020 di prorogare al 30 giugno 2020 la scadenza dei seguenti adempimenti ambientali:

  • il Piano Gestione Solventi 2019;
  • la comunicazione dei dati relativi ai controlli delle emissioni richiesti dall’A.I.A., secondo le modalità e le frequenze ivi stabilite;
  • la trasmissione di relazioni e/o comunicazioni;
  • controlli periodici;
  • analisi connesse alla messa in esercizio degli impianti;
  • ogni altro adempimento disposto con atto provinciale di autorizzazione o prescrittivo, compresi quelli già prorogati.

Tale proroga non necessita di richiesta da parte dei soggetti interessati.

Anche le Province di Vicenza e di Padova hanno deciso in data 24 Marzo e 30 Marzo 2020, di prorogare il termine di presentazione della documentazione relativa agli adempimenti ed alle prescrizioni contenute nei provvedimenti ambientali di competenza provinciale, rispettivamente:

  • PROVINCIA DI VICENZA: proroga a Domenica 31 Maggio 2020;
  • PROVINCIA DI PADOVA: proroga a Lunedì 15 giugno 2020.

Il Decreto n. 102/2020 del 02/04/2020 della Provincia di Treviso è consultabile al link:

https://www.provincia.treviso.it/index.php/profilo-imprese/22807-proroga-delle-scadenze-per-gli-adempimenti-ambientali-disposti-con-provvedimenti-di-competenza-della-provincia-di-treviso-emergenza-covid-19

 

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