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Proroga al 22 maggio 2020 del termine per la comunicazione dei risparmi di energia (articolo 7, comma 8, d.lgs. n. 102/2014)

A causa dell’emergenza epidemiologica COVID-19, il Ministero delle Sviluppo Economico, il 27 marzo 2020, ha comunicato la proroga del termine per la comunicazione ad ENEA dei risparmi di energia normalizzati 2019 (articolo 7, comma 8, d.lgs. n. 102/2014).

Pertanto, tutti i soggetti obbligati alle diagnosi di cui all’art. 8 del D.Lgs. n. 102/2014 e tutte le imprese che hanno implementato un sistema di gestione dell’energia conforme alla norma ISO 50001, avranno come termine ultimo per la trasmissione dei dati ad ENEA il 22 maggio 2020.

 

Per ulteriori informazioni visita il sito:

https://www.mise.gov.it/index.php/it/213-normativa/notifiche-e-avvisi/2040921-comunicato-27-marzo-2020-proroga-del-termine-per-la-comunicazione-dei-risparmi-di-energia-articolo-7-comma-8-d-lgs-n-102-2014

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Il Decreto “Cura Italia” del 17 marzo 2020 (misure di potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale e di Sostegno Economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19) ha stabilito la proroga delle seguenti scadenze ambientali:

Art. 103 – Sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi  ed  effetti degli atti amministrativi in scadenza:

  1. ai fini del computo dei termini relativi allo svolgimento di procedimenti amministrativi in corso alla data del 23 febbraio 2020 o iniziati successivamente a tale data, non si tiene conto del periodo compreso tra la medesima data e quella del 15 aprile 2020.
  2. i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020.

Art. 113 – Rinvio al 30 giugno 2020 di scadenze adempimenti relativi a comunicazioni sui rifiuti:

  1. presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale MUD (termine ordinario 30 aprile), al riguardo si segnala che le modalità di invio della comunicazione e la modulistica da utilizzare sono le medesime dello scorso anno;
  2. comunicazione, da parte dei produttori/importatori, dei dati relativi alle pile ed accumulatori immessi sul mercato nazionale nell’anno precedente (D. Lgs. 188/2008) (termine ordinario 31 marzo);
  3. trasmissione, da parte del Centro di Coordinamento Nazionale dei produttori, all’ISPRA dei dati relativi alla raccolta ed al riciclaggio dei rifiuti di pile ed accumulatori portatili, industriali e per veicoli (D. Lgs. 188/2008) (termine ordinario 31 marzo);
  4. comunicazione, da parte dei titolari degli impianti di trattamento dei RAEE, al Centro di Coordinamento RAEE delle quantità di rifiuti trattate (D. Lgs. 49/2014) (termine ordinario 30 aprile);
  5. versamento del diritto annuale di iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali D.M. 120/2014  (termine ordinario 30 aprile.

In seguito la Regione Veneto ha pubblicato la circolare di cui al prot. n. 141748 del 01/04/2020 con i “Primi indirizzi operativi a seguito dell’emergenza COVID-19”, in merito alle scadenze delle attività di monitoraggio e controllo, al rinnovo/riesame delle autorizzazioni e al rispetto di eventuali piani di adeguamento delle attività degli impianti assoggettati alla disciplina dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) o dell’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA).

  1. Per le attività per le quali è stata disposta la temporanea sospensione, si considerano automaticamente sospesi tutti i controlli ed i monitoraggi ambientali legati all’esercizio dell’attività, fatta salva la necessità del Gestore di provvedere alla messa in sicurezza di aree di lavorazione e stoccaggio, attrezzature ed impiantistica, anche al fine di preservare le matrici ambientali potenzialmente interessate da sversamenti ed emissioni accidentali.
  2. Nel caso degli impianti per i quali è stata consentita la prosecuzione dell’attività, si presuppone anche la continuazione delle attività di monitoraggio e controllo degli stessi.

Tuttavia, si segnala che, in seguito alle diverse segnalazioni da parte di Gestori di impianti che manifestano la difficoltà o l’impossibilità nell’effettuare alcuni o tutti i controlli e monitoraggi previsti, la presente circolare regionale stabilisce che possono essere temporaneamente sospesi i controlli solamente ove ricorrano tutti i seguenti presupposti:

  1. I controlli non sono necessari per la gestione dei processi di lavorazione e/o dei rifiuti/materiali oggetto dei processi;
  2. I controlli non possono essere espletati da personale alle dipendenze del gestore dell’impianto in questione;
  3. I controlli non possono essere espletati da personale esterno per motivate difficoltà legate all’emergenza in atto che a titolo esemplificativo possono essere riconducibili a: impossibilità di garantire la salute del personale allo scopo dedicato, riduzione dell’organico, limitata possibilità di spostamento all’interno del territorio.

L’aspetto saliente è che ogni proroga e/o ogni mancata effettuazione delle specifiche attività di controllo o la mancata attuazione di quanto previsto dai piani di miglioramento deve essere tempestivamente comunicata all’Autorità competente e agli Enti di controllo da parte del Gestore dell’impianto, motivando l’effettiva impossibilità ad effettuare tali controlli. I mancati autocontrolli effettuati dovranno essere esplicitamente riportati anche nei report dei piani di monitoraggio, ove presenti.

Infine, quando verranno meno le circostanze collegate all’emergenza COVID-19 il Gestore dovrà, a seconda dei casi:

  • entro 60 giorni, dare conto del rispetto del riavvio delle attività previste dal piano di miglioramento (AIA), per le quali era stata richiesta la proroga;
  • entro 30 giorni, trasmettere la documentazione di “riesame” per cui era stata fissata una data di scadenza durante il periodo di emergenza COVID-19, per la quale era stata richiesta la proroga;
  • entro 30 giorni, trasmettere i dati o gli elaborati, compresi i report previsti nel PMC e la relazione annuale AIA/AUA, per la cui presentazione era stata richiesta una proroga.

Testo completo della circolare prot. n. 141748 del 01/04/2020 della Regione Veneto consultabile sul sito:

https://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/autorizzazione-integrata-ambientale

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Le drastiche misure di contenimento e di distanziamento sociale, messe in atto a causa dell’emergenza COVID-19, hanno inevitabilmente avuto una pesante ripercussione su numerose attività produttive e imprenditoriali, tra cui anche le aziende che operano in forza di autorizzazioni o altri titoli abilitativi in campo ambientale rilasciati o adottati dalla Provincia.

Considerato che, in questo periodo di emergenza, le imprese potrebbero avere difficoltà a rispettare i termini per la presentazione della documentazione prevista dai rispettivi decreti autorizzativi, la Provincia ha deciso con il Decreto n. 102/2020 del 02/04/2020 di prorogare al 30 giugno 2020 la scadenza dei seguenti adempimenti ambientali:

  • il Piano Gestione Solventi 2019;
  • la comunicazione dei dati relativi ai controlli delle emissioni richiesti dall’A.I.A., secondo le modalità e le frequenze ivi stabilite;
  • la trasmissione di relazioni e/o comunicazioni;
  • controlli periodici;
  • analisi connesse alla messa in esercizio degli impianti;
  • ogni altro adempimento disposto con atto provinciale di autorizzazione o prescrittivo, compresi quelli già prorogati.

Tale proroga non necessita di richiesta da parte dei soggetti interessati.

Anche le Province di Vicenza e di Padova hanno deciso in data 24 Marzo e 30 Marzo 2020, di prorogare il termine di presentazione della documentazione relativa agli adempimenti ed alle prescrizioni contenute nei provvedimenti ambientali di competenza provinciale, rispettivamente:

  • PROVINCIA DI VICENZA: proroga a Domenica 31 Maggio 2020;
  • PROVINCIA DI PADOVA: proroga a Lunedì 15 giugno 2020.

Il Decreto n. 102/2020 del 02/04/2020 della Provincia di Treviso è consultabile al link:

https://www.provincia.treviso.it/index.php/profilo-imprese/22807-proroga-delle-scadenze-per-gli-adempimenti-ambientali-disposti-con-provvedimenti-di-competenza-della-provincia-di-treviso-emergenza-covid-19

 

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In un momento di difficoltà come quello provocato dall’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, molte aziende del settore della ristorazione si sono ritrovate a riorganizzare la loro attività al fine di poter almeno consegnare a “serrande chiuse” il cibo direttamente al domicilio dei cittadini.

Tale pratica, denominata Food Delivery, per poter essere svolta deve però rispettare determinate norme igienico-sanitarie.

Innanzitutto l’esercizio dovrà essere chiuso al pubblico. I clienti potranno ordinare esclusivamente via telefonica, mail, sito web, piattaforme digitali, o altri strumenti simili.

All’interno del locale dovrà essere rispettata, nello svolgimento delle attività, la distanza di 1 metro tra i vari dipendenti, i quali avranno a disposizione opportuni dpi (guanti e mascherine, oltre ai normali dispositivi previsti dal piano di autocontrollo HACCP) e soluzioni igienizzanti. Ai lavoratori dovranno essere fornite anche apposite istruzioni in merito al loro utilizzo.

Gli alimenti, una volta preparati, dovranno essere posti in apposite confezioni da richiudere con adesivi, sigilli, o altro, per assicurarne la massima protezione e ridurre il rischio di aperture accidentali.

Le confezioni saranno poi riposte in appositi contenitori adatti agli alimenti, come ad esempio contenitori isotermici, i quali dovranno garantire durante il trasporto il rispetto, ove previsto, della catena caldo/freddo e dovranno essere sanificati ad ogni utilizzo.

In questa fase è fondamentale evitare il più possibile il contatto diretto tra chi opera in cucina ed il personale addetto alle consegne.

E’ necessario quindi individuare un’apposita area all’interno del locale da adibire al ritiro del cibo preparato. Tale area dovrà essere inoltre oggetto di procedure di sanificazione specifiche, che vadano oltre la frequenza ordinaria prevista dai piani di autocontrollo.

Per quanto riguarda invece la consegna questa dovrà avvenire attraverso un mezzo dedicato, opportunamente e regolarmente sanificato. Il personale addetto dovrà avere con se prodotti sanificanti per le mani, guanti e mascherine, e, al momento della consegna, dovrà evitare il contatto diretto con il cliente, rispettando la distanza di sicurezza di almeno un metro.

Proprio per questo motivo il consiglio è di avvisare il cliente in anticipo in merito all’importo totale dovuto, in modo tale da non dover dare alcun resto al momento della consegna.

Si ricorda infine che l’attività di Food Delivery dovrà essere regolamentata anche all’interno del proprio Piano di Autocontrollo (cosiddetto Manuale Haccp), il quale dovrà prevedere l’analisi delle fasi di confezionamento e di trasporto e le relative misure di prevenzione da attuare al fine di minimizzare i rischi e prevenire eventuali non conformità.

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Comunichiamo che l’art. 113 del Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18 “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19” ha disposto il RINVIO AL 30 GIUGNO 2020 delle seguenti scadenze relative alle comunicazioni sui rifiuti:

  • presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale (MUD) di cui all’art. 189 c. 3 del D.Lgs. 152/2006;
  • versamento del diritto annuale di iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali di cui al D.M. 120/2014 (per i soggetti iscritti);
  • presentazione della comunicazione annuale dei dati relativi alle pile e accumulatori immessi sul mercato nazionale e dei dati relativi alla raccolta ed al riciclaggio dei rifiuti di pile e accumulatori portatili, industriali e per veicoli (D.Lgs. 188/2008);
  • presentazione al Centro di Coordinamento della comunicazione annuale dei dati relativi ai rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche – RAEE trattati (D.Lgs. 49/2014).

Altre scadenze di natura ambientale eventualmente applicabili non risultano essere prorogate e restano CONFERMATE AL 30 APRILE, in particolare:

  • pagamento dei diritti annui di iscrizione al registro provinciale delle imprese che svolgono attività di recupero di rifiuti in procedura semplificata;
  • trasmissione della dichiarazione PRTR (dati 2019) per i gestori degli stabilimenti soggetti ai sensi dell’art. 4 D.P.R. 157/2011 che fornisce il regolamento di attuazione per il Regolamento (CE) 166/2006 (elenco di impianti similare all’elenco degli impianti dotati di Autorizzazione Integrata Ambientale);
  • trasmissione dei dati relativi ai controlli delle emissioni richiesti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale secondo modalità e frequenze stabilite nell’autorizzazione stessa (per impianti dotati di Autorizzazione Integrata Ambientale)

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Di fronte alla crescente complessità delle procedure aziendali e al fatto che al lavoratore possa essere chiesto, con una frequenza superiore al passato, di adeguarsi al loro mutamento, occorre prestare ogni attenzione per favorire i processi di apprendimento e di attuazione di queste azioni, non solo per il conseguimento dell’obiettivo aziendale, ma anche alla sicurezza del lavoratore. Uno degli strumenti più potenti per lavorare in questa direzione è il linguaggio utilizzato per scrivere indicazioni operative e procedure. Come dice Searle (1995), per scrivere con chiarezza occorre prima di tutto pensare con chiarezza, vi è, quindi, un’attinenza diretta tra ragionamento, pensiero e scrittura. Un processo che sa pensare con attenzione al potere delle parole e si assume la responsabilità di utilizzare quelle che meglio si prestano all’obiettivo di una comunicazione efficace. Il modo di scrivere una procedura agli occhi di chi le legge esprime anche il nostro modo di essere e il modo con il quale l’azienda intende approcciarsi ai problemi. Errori di scrittura, barocchismi, il ricorso a linguaggi iniziatici tecnici esprimono la cultura aziendale, così come l’attenzione più alle disposizioni di legge che ai problemi concreti dei lavoratori. In sostanza occorre sempre chiedersi per quale motivo si sta scrivendo, cosa si vuole dire, a chi e per ottenere quale risultato. Un’immagine efficace relativa a una buona comunicazione la troviamo in una celebre scena del film “I predatori dell’arca perduta”. Indiana Jones viene affrontato da un guerriero che sfodera una scimitarra e la brandisce con grande enfasi e maestria. Jones estrae la pistola e gli spara: fine del duello. Non importa se questa soluzione sia stata determinata, come narrano le cronache, dal fatto che Harrison Ford quel giorno fosse alle prese con un attacco di diarrea: l’immagine rimane efficace, lo sfoggio e lo spargimento di parole è del tutto inutile quando lo scopo è altro. L’esperienza condotta in questi anni ci ha permesso di individuare alcune regole di fondo utili a rendere non solamente comprensibili, ma fondamentalmente efficace la scrittura delle regole e delle procedure aziendali in modo che queste vengano apprese e seguite dai lavoratori.

Frasi Brevi

Usare frasi brevi. Si può utilmente pensare di redigere frasi che non superino le 25-30 parole. Questo perché, come abbiamo più volte detto (Zuliani 2017, Zuliani e Santoro, 2019), il cervello ha poca energia a disposizione, quindi, più una frase è lunga e più energia consumerà. Per cui quando si può tagliare una parola è bene farlo sempre.Inutili lungaggini mostrano anche poca attenzione e causano scarso investimento nella lettura. Come ebbe a scrivere Pascal “mi scuso per la lunghezza della mi lettera, ma non ho avuto il tempo di scriverne una di più breve” (1657). Complicare la comunicazione è facile: basta aggiungere colori, forme, decorazioni e così via. Semplificare è molto più difficile (Munari, 2008) perché per farlo occorre saper cosa togliere e saper individuare l’essenzialità del messaggio che si vuole trasmettere. In questa direzione occorre evitare l’uso di subordinate e ricordare che spesso i problemi nascono dal voler concentrare troppe informazioni in una sola frase.

Scrivere positivo e semplice

Usare frasi in positivo e non in negativo. Quando le persone ricevono informazioni negative non sono spinte a rivedere le loro posizioni precedenti su di un argomento sul quale hanno già un’opinione come quando ricevono informazioni positive (Sharot, Korn e Dolan, 2011). L’aspetto rilevante è che ci sono prove convincenti che vi siano delle basi neuronali che facilitano l’incorporazione delle buone notizie. Si tratterebbe del giro frontale inferiore (IFG) che correggerebbe gli errori di stima utilizzando maggiormente le informazioni positive, rispetto a quelle negative (Sharot e altri, 2012). In più le frasi con doppia negazione oltre ad essere superflue confondono non poco l’interlocutore. Anche lo sfoggio retorico che contengono fanno perdere di significato la frase. Ad esempio scrivere “non è escluso che” lascia una traccia di ambiguità che non permette di comprendere appieno il messaggio che si vuole trasmettere. Analogamente si sconsiglia di usare la forma passiva quando può essere usata quella attiva, inutile complicare la frase con tempi verbali che non si utilizzano nel linguaggio comune.

Attenzione alle metafore e alle similitudini

Utilizzare, con la dovuta attenzione, le metafore. Queste, infatti, hanno la forza di attivare strutture mentali preesistenti e per lo più inconsapevoli. Se ben utilizzate, attivano i frame mentali delle persone, il senso di identificazione e accrescono il consenso verso il contenuto del messaggio (Lakoff e Johnson, 1980) proprio nella misura in cui sono in grado di evocare un’immagine che trasferisce il messaggio anche su un piano emozionale. Come scrive Carofiglio (2017) è importante distinguere le similitudini dalle metafore per il maggior impatto delle seconde. Carofiglio ricorda che dire che “la faccia di Cesare era come un cielo in tempesta” (similitudine) è molto meno efficace che dire “la faccia di Cesare era un cielo in tempesta” (metafora). Quindi le metafore vanno utilizzate con l’attenzione che i destinatari ne condividano il significato.

Il peso delle parole

Essere consapevoli del peso delle parole che caricano di una grande responsabilità chi le utilizza. Tra le possibili dimensioni che assumono le parole qui ci limitiamo a evidenziarne tre: semantica, sintattica e pragmatica. L’efficacia comunicativa di un testo è legata anche al valore semantico delle parole che vengono utilizzate, ma anche dal contesto nel quale sono inserite, dal supporto utilizzato, dalla loro concatenazione e da quanto altri stimoli possano indirizzarne l’interpretazione e, ancor di più, la velocità di comprensione. Per restare su quest’ultimo punto pensiamo a un messaggio che tutti conosciamo: “attenti al cane”. Ebbene questo messaggio se risulta solamente scritto ha un’efficacia comunicativa molto inferiore di quella che ottiene se accompagnata dall’immagine di un cane. Questo perché l’immagine ci indirizza, con una sorta di priming semantico, verso il fatto che la scritta parlerà di un cane. Sappiamo che la codifica visiva è più rapida di quella scritta. Ecco allora che la scritta “attenti al cane” troverà la strada preparata per una più rapida comprensione. A questo punto però il significato che quella specifica immagine di cane ha per ognuno di noi acquista valore non trascurabile. Se, a titolo di esempio, mi piacciono i pastori tedeschi e magari ne ho avuto uno al quale ero particolarmente affezionato, ecco che l’immagine di quella razza di cane non mi predisporrà a comprendere che mi stanno avvisando di un pericolo.Come detto anche la sequenza delle parole ha un valore simile. Così la parola “pesca” può far pensare per associazione a un altro frutto (un’albicocca), a un pesce (frutto della pesca) o a quel luogo, dove si vincono degli oggetti “pescando” i biglietti con i numeri fortunati.

 

 

Così, se dovessimo attribuire a questi due disegni un nome scelto tra Takete e Maluma con tutta probabilità chiameremo Tekete il disegno spigoloso e Maluma quello con le forme arrotondate. Il cervello collega le informazioni sensoriali a suoni specifici attraverso il meccanismo chiamato “simbolismo sonoro” per cui immagini, suoni e odori si collegano nel nostro cervello a parole che li rappresentano. Si tratta di sinestesie che hanno un’importanza cruciale per la percezione che abbiamo del mondo esterno (sembra che ve ne siano più di 50) alcune sono uditive, altre spazio temporali, altre, appunto linguistiche. In questo caso il priming semantico che mi predisporrà a comprendere di cosa si sta parlando dipenderà dal contesto (all’interno di una sagra popolare la parola pesca indirizza il pensiero verso il luogo in cui si vincono i fatidici premi), ma anche dalle parole che la precedono. Ecco allora che la parola “barca” costituirà un priming semantico che porterà a pesce (barca – pesca – pesce). Diversamente la parola frutto alla catena frutto – pesca – albicocca ; la parola “festa – pesca – numero fortunato”. Così dopo aver sentito la parola “paura” la maggior parte delle persone, se richiesto di completare la parola “pani_o”, diranno “panico” e non “panino”. Il problema è che ogni stimolo, come ogni parola, non attiva solamente una catena di associazioni, ma costituisce un vero e proprio moltiplicatore, come quando si lancia una biglia in un gruppo di altre biglie: gli urti che ne scaturiscono creano una reazione vasta e non facilmente prevedibile (Zuliani e Santoro, 2019). Anche un piccolo cambiamento nella collocazione, nella costruzione, nella scelta dei tempi o nel contesto del modo in cui le informazioni sono trasmesse può alterare radicalmente il modo in cui queste vengono recepite e utilizzate (Martin e altri, 2009).

L’affordance della comunicazione

Le frasi utilizzate devono avere una buona affordance. Con il termine affordance indichiamo l’insieme delle qualità di un oggetto che consente la sua utilizzabilità da parte di una persona. Ogni oggetto è fatto per essere agito e il modo in cui è fatto implica questa utilizzazione. Come scrive Sakata e altri (1995) i neuroni canonici, presenti nel lobo parietale, codificano l’affordance di un oggetto e la trasformano in un atto motorio. È come se i neuroni canonici possedessero una sorta di vocabolario motorio dal quale pescano le azioni appropriate per prendere e utilizzare quel determinato oggetto. Possiamo quindi dire che ogni oggetto innesca un comportamento ottimale, anche se ciò non preclude una sua diversa utilizzazione. Così una sedia spinge chiunque a sedervisi sopra, ma può essere utilizzata anche come sgabello per raggiungere una mensola posta in alto nella stanza. Anche le idee posseggo in qualche modo una loro affordance, così come la posseggono le procedure aziendali, tanto più se sono il risultato di una serie di azioni e dell’utilizzo che il lavoratore fa degli oggetti consoni a metterle in pratica. Analogamente agli oggetti anche le procedure devono prevedere delle “impugnature intellettuali” che ne agevolino la realizzazione (Aberkane, 2016).

La spinta (gentile) all’azione

Infine, e con questo ritorniamo all’effetto pragmatico delle parole e delle frasi utilizzate, occorre verificarne la capacità di suggerire le migliori decisioni da prendere. Con il termine “nudge” andiamo a individuare tutte le iniziative che sono utili a guidare le persone a prendere decisioni nella giusta direzione (Thaler e Sunstein, 2008). Si tratta di una vera e propria architettura che viene predisposta per spingere, gentilmente come direbbero gli autori citati, le persone verso le migliori decisioni possibili. Nessun condizionamento, ma solo dei suggerimenti che gli interessati possono o meno decidere di mettere in pratica. Ogni disposizione, ogni procedura prevede una progettazione e quindi l’idea di raggiungere un determinato risultato. In altri termini siamo sempre architetti delle scelte degli altri, la sfida è quella di essere dei buoni architetti delle scelte. E un modo efficace può essere quello di predisporre delle regole di default efficaci. Questo perché ognuno ha la tendenza, ad affidarsi al default degli oggetti e delle procedure e come tale spinta sia molto forte (Banhabib, Bisin e Schotter, 2010).

Antonio Zuliani

 

Fonte: PUNTO SICURO

Alimentazione sicura

Segnaliamo che a Dicembre 2019 è stata diffusa la revisione 2018 delle Linee Guida per una sana alimentazione.

Le linee guida, elaborate da un’apposita commissione scientifica, hanno come obiettivo prioritario la prevenzione dell’eccesso alimentare e dell’obesità che, in Italia, soprattutto nei bambini, sta mostrando dati preoccupanti.

Massima attenzione viene inoltre rivolta alla prevenzione dalle malattie cronico-degenerative, promozione di salute e longevità, sostenibilità sociale ed ambientale, migliore qualità della vita.

Vi invitiamo pertanto ad un’attenta lettura del documento riportato nel link sottostante.

Fonte: Crea

 

 

 

 

Pesce Fresco

Come riconoscere se il pesce che stiamo acquistando è davvero fresco e può essere consumato in sicurezza?

Se il pesce è intero si devono considerare vari aspetti, mentre valutare la freschezza di un trancio di pesce può essere più complicato.

Di seguito il video con tutti i consigli dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie:

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

Allerta alimentare

Quando c’è il sospetto che alcuni alimenti in commercio siano pericolosi per la salute dei consumatori le aziende del settore alimentare e le autorità sanitarie attivano il sistema delle allerte alimentari.

Vengono effettuate delle analisi di laboratorio per determinare la presenza e la quantità di sostanze e microrganismi che sono nocivi per la salute negli alimenti. In caso di positività, le aziende produttrici possono intervenire con ritiri e richiami dei prodotti rischiosi. Le autorità sanitarie possono inoltre segnalare l’allerta al RASFF, il Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi dell’Unione Europa.

Ma cosa può far scattare un’allerta alimentare? Che differenza c’è tra ritiro e richiamo? E come intervengono le autorità sanitarie? Le risposte a queste domande in questo video della serie «100 secondi» prodotta dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie.

Fonte: Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie

L’alluminio trova largo impiego nel settore alimentare per la realizzazione di imballaggi e recipienti destinati a venire in contatto con gli alimenti, come pentole, film per avvolgere, vaschette monouso, caffettiere, ecc. .

La contaminazione del cibo per fenomeni di migrazione da utensili o imballaggi è una delle fonti di esposizione alimentare, ma è anche quella direttamente prevenibile attraverso semplici accorgimenti, considerato che il rilascio di alluminio dai materiali a contatto è condizionato dalle modalità di uso e da altri fattori combinati, quali il tempo di conservazione, la temperatura e la composizione dell’alimento.

Nei soggetti sani il rischio tossicologico dell’alluminio è limitato per via dello scarso assorbimento e della rapida escrezione.

I gruppi di popolazione più vulnerabili alla tossicità orale dell’alluminio sono quelli con diminuita capacità escretoria renale: anziani, bambini sotto i 3 anni, soggetti con malattie renali e donne in gravidanza.

In Italia con il decreto ministeriale 18 Aprile 2007, n. 76 (Regolamento recante la disciplina igienica dei materiali e degli oggetti di alluminio e di leghe di alluminio destinati a venire a contatto con gli alimenti) sono state previste  specifiche  disposizioni, in particolare  i contenitori in  alluminio devono riportare in etichetta una o più delle seguenti istruzioni:

  1. non idoneo al contatto con alimenti fortemente acidi o fortemente salati
  2. destinato al contatto con alimenti a temperature refrigerate
  3. destinato al contatto con alimenti a temperature non refrigerate per tempi non superiori alle 24 ore
  4. destinato al contatto per tempi superiori alle 24 ore a temperatura ambiente solo per i seguenti alimenti:
  • Prodotti di cacao e cioccolato
  • Caffè
  • Spezie ed erbe infusionali
  • Zucchero
  • Cereali e prodotti derivati
  • Paste alimentari non fresche
  • Prodotti della panetteria
  • Legumi secchi e prodotti derivati
  • Frutta secca
  • Funghi secchi
  • Ortaggi essiccati
  • Prodotti della confetteria
  • Prodotti da forno fini a condizione che la farcitura non sia a diretto contatto con l’alluminio.

Quanto sopra non si applica ai materiali e agli oggetti di alluminio ricoperto purchè lo strato a diretto contatto con gli alimenti costituisca un effetto barriera.

Obiettivo di comunicazione

L’obiettivo è quello di informare i consumatori, ovvero la popolazione generale e gli operatori del settore alimentare circa il corretto uso dei materiali contenenti alluminio che vengono a contatto con gli alimenti. E’ necessario far comprendere alla popolazione che l’alluminio non è un materiale che comporta danni alla salute, ma è il suo utilizzo non corretto che può provocare rischi.

Target

  • Popolazione generale
  • Operatori del settore alimentare

Le fasce più vulnerabili della popolazione sono rappresentate dai bambini sotto i 3 anni, dagli anziani sopra i 65 anni, dalle donne in gravidanza, dalle persone con funzionalità renale compromessa.

Strumenti e mezzi

La campagna è stata realizzata attraverso la creazione di un’infografica animata di semplice lettura e quindi facilmente fruibile da tutta la popolazione.La campagna sarà pubblicata sul sito del Ministero e veicolata sui canali social istituzionali: Facebook, Twitter, Instagram e Youtube.

Inoltre, i principali siti web del settore alimentare, come Giallo zafferano, Cookaround, Sale&Pepe, DM Cucina e Tgcom cucina, veicoleranno la campagna per due settimane.

Altre iniziative del Ministero

Sono stati attivati controlli sia sul territorio, tramite i NAS, che all’importazione per la verifica dei requisiti di composizione ed etichettatura dei materiali contenenti alluminio definiti dalla normativa vigente.

Guarda la videografica:

Fonte: Ministero della Salute