LISTA DI CONTROLLO PER IL MICROCLIMA – SETTORE LOGISTICA

Come affrontare i rischi microclimatici nel comparto della logistica?

Una lista di controllo per il comparto della logistica permette l’attuazione di un’efficace prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro del settore e la verifica dell’adeguatezza e conformità delle misure per il rischio microclimatico.

I luoghi di lavoro relativi al comparto della logistica sono spesso caratterizzati da “fabbricati di notevole estensione in pianta” che generalmente “non risultano dotati di impianti di riscaldamento per la stagione invernale e impianti di raffrescamento per la stagione estiva”. E le aperture presenti nei fabbricati per consentire un’aerazione dei locali “non risultano sempre efficaci nella stagione calda sia per i notevoli volumi che rappresentano i comparti interni ai fabbricati sia per la possibilità di garantire le aperture per la sicurezza dei beni contenuti, viceversa nella stagione fredda la continua apertura delle baie può comportare la presenza di correnti fredde”. Inoltre le varie tipologie di lavoro del comparto possono prevedere “sia lavoratori che si muovono in modo costante all’interno delle strutture, generalmente carrellisti, sia addetti che operano in postazione fissa o semifissa, addetti al picking, al confezionamento o al controllo”. E la possibile mancanza di impiantistica “legata al riscaldamento o al raffrescamento unitamente alla tipologia di lavoro svolto all’interno dei fabbricati comporta delle problematiche relative al microclima”.

A presentare in questi termini il rischio microclimatico nel comparto della logistica è un documento che è stato presentato in un intervento che si è tenuto al convegno “ La sicurezza in logistica: dentro e fuori dal magazzino” nell’ambito delle Settimane della Sicurezza 2018 organizzate dall’ Associazione Tavolo 81 Imola (Castel San Pietro Terme, 21 novembre 2018).

Una lista di controllo del microclima per il settore della logistica

Nell’intervento “ Piano Regionale Logistica: facciamo il punto”, a cura dell’Ing. Cinzia Obici (UOC Prevenzione e Sicurezza degli ambienti di Lavoro dell’Azienda USL di Imola), tra i materiali di utilità per le aziende del settore è stato infatti presentato il documento “L’autocontrollo del Microclima nel settore della logistica”, a cura dello Spsal di Piacenza. Un documento – a cura di un gruppo di lavoro composto da Bernazzani Andrea, Corcagnani Lucia, Marzaroli Fabio, Nuvola Francesco, Pompini Alessandra – che, benchè non più recente, può portare ancora utili suggerimenti per la prevenzione dei problemi microclimatici.

Se i problemi relativi alla possibile mancanza di idonea impiantistica per affrontare i rischi microclimatici nel comparto logistico, possono comportare “un problema anche di salute per i lavoratori”, lo Spsal di Piacenza ha iniziato nel 2016 un piano mirato di controllo denominato “microclima nella logistica”. E in relazione a questo piano è stato anche diffuso e condiviso questo documento di autocontrollo. Un documento di autovalutazione che “viene messo a disposizione di tutti coloro che partecipano alla filiera degli appalti e alle altre figure coinvolte nella prevenzione dei rischi lavorativi in tale settore (committenti, appaltatori, consulenti, medici competenti, sindacati), per cercare di diffondere conoscenze e particolarmente di fornire uno strumento per individuare i fattori di rischio microclimatico presenti in azienda”.

Lo scopo della lista di controllo è quello di “garantire alle imprese l’individuazione e l’agevole reperimento delle informazioni sui principali obblighi e sui relativi adempimenti imposti dalla normativa”. E favorire l’attuazione di “un’efficace prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro del settore logistica”.

Riprendiamo dal documento una figura relativa al processo decisionale per la valutazione degli ambienti termici, una figura tratta dalla pubblicazione “dBA incontri 2014”:

 

 

Le misure di prevenzione e protezione per il periodo invernale

Con riferimento al tema delle misure di prevenzione e protezione, il documento, dopo aver riportato la lista di controllo, ricorda che l’articolo 182 comma 1 del D.Lgs 81/2008 indica che “tenuto conto del progresso tecnico e della disponibilità di misure per controllare il rischio alla fonte, i rischi derivanti dall’esposizione agli agenti fisici sono eliminati alla fonte o ridotti al minimo. La riduzione dei rischi derivanti dall’esposizione agli agenti fisici si basa sui principi generali di prevenzione contenuti nel presente decreto”.

Il documento dello Spsal di Piacenza riporta poi un elenco non esaustivo di misure di prevenzione e protezione, che possono essere prese a riferimento anche in combinazione tra di loro.

Riprendiamo le misure che possono essere indicate per il periodo invernale.

Le misure tecniche:

  • “Proteggere da vento e agenti atmosferici i posti di lavoro. Utilizzando misure adatte, è necessario assicurarsi che la velocità dell’aria nell’ambiente di lavoro non sia superiore a 0,2 (±0,1) m/s., comunque vanno evitate le correnti d’aria. In casi particolari può essere necessario compensare l’effetto negativo del freddo con fonti di irradiazione di calore;
  • Prevedere un riscaldamento locale (raggi infrarossi) e sistemi di aerazione che evitino la formazione di correnti d’aria. L’aerazione dovrà essere spenta durante le fasi di lavoro in locali freddi;
  • Non creare differenze di temperatura troppo elevate (causano distorsione della percezione e disagio termico), se vengono impiegati fonti di calore quali radiatori;
  • Diminuire le bocche di carico aperte contemporaneamente lasciando solo quelle effettivamente necessarie;
  • Realizzare Dock fisso e impermeabile o rampe di trasbordo merci dotate di collegamento, soluzione adatta ad ogni clima;
  • Istallare sistemi isotermici e non, porte a scorrimento veloce o portali isotermici, tunnel di trasbordo in grado di ridurre l’apertura
  • Rivedere Layout delle postazioni fisse, ponendole lontano dalle bocche di carico;
  • Separare le postazioni fisse da zone con correnti d’aria ponendo pannelli divisori;
  • Fornire mezzi ausiliari per ridurre i lavori faticosi (per evitare un’eccessiva sudorazione);
  • Utilizzare carrelli cabinati e dotati di riscaldamento o di sedile riscaldato;
  • Evitare un contatto ripetuto o duraturo con superfici fredde. Quindi, per esempio, è necessario sostituire sedili o attrezzi di metallo con equivalenti con ridotta capacità di conduzione di calore”.

Le misure organizzative:

  • “Ridurre al minimo il numero degli esposti;
  • Evitare di lavorare a lungo in posizioni forzate o statiche, prevedendo la rotazione del personale;
  • Alternare le attività al freddo con altre da svolgersi in locali più caldi;
  • Strutturare l’attività dei lavoratori in modo che questi, durante l’ esposizione al freddo, siano sempre fisicamente attivi e per effettuare compiti stazionari siano provvisti di una copertura che protegga da vento e agenti atmosferici;
  • Osservare almeno i tempi minimi di pausa (da calcolare come tempo di lavoro) e trascorrerli in ambienti termicamente confortevoli;
  • Offrire la possibilità di effettuare pause quando il lavoratore ne sente l’esigenza, in area riscaldata;
  • Realizzare locali di riposo riscaldati e dotati di distributori di bevande calde;
  • Prevedere una formazione;
  • Redigere e rendere noto a tutti procedure gestionali per evitare comportamenti peggiorativi (come ad esempio, nel caso in cui è stato possibile installare un solo dock fisso impermeabile, il solo utilizzo di quella bocca di carico in caso di pioggia)”.

Infine, le misure di protezione personale:

  • Mettere a disposizione dispositivi di protezione individuale contro il freddo. Il lavaggio dei DPI è a carico del datore di lavoro;
  • Fornire abbigliamento da lavoro adeguato che protegga dal freddo e da condizioni atmosferiche avverse.
  • Prevedere uso di magliette intime di tipo termico”.

FONTE: Punto Sicuro